Atalanta-Inter - Il sette assolve FdB, lo zero è il solito copia-incolla

di Gianluca Scudieri
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Nuovo stop per l’Inter. A nulla è servita dal punto di vista mentale la vittoria contro il Southampton, i nerazzurri si sono infranti sullo scoglio rappresentato dall’Atalanta di Gian Piero Gasperini. Andiamo a ripercorre i dati salienti del match in questo nuovo appuntamento con “Da Zero a Dieci”.

ZERO - I tiri in porta di Mauro Icardi nella gara di Bergamo. Si potrebbe fare copia-incolla di quanto detto contro la Roma e il Cagliari visto che per la terza gara consecutiva l’argentino non mette a referto nemmeno una conclusione degna di nota: che siano le pressioni mentali, che siano dei limiti tattici, ma l’ex Sampdoria pare essersi smarrito. Più che i tiri che latitano, però, a preoccupare sono i movimenti: pochi e poco decisi. Solo in un’occasione ha tagliato in modo convinto su di un palo ed è arrivata l'opportunità di Joao Mario, ma questo non può bastare. Buona parte del gioco deve partire dai suoi movimenti e se questi vengono a mancare anche la manovra latita. Solo sei palloni toccati nel secondo tempo sono un dato piuttosto indicativo.

UNO - Il tiro dell’Inter nella prima frazione di gioco. Davide Santon è stato l’unico a provarci (velleitario) in quella che è stata una vera e propria debacle per i nerazzurri, per stessa ammissione di De Boer. L’Inter ha giocato poco e male nei primi 45 minuti senza rendersi mai nemmeno pericolosa nei confronti della retroguardia bergamasca. Non si possono regalare frazioni di gioco in questo modo se si vuole ottenere qualcosa da questa stagione.

DUE - I minuti che mancavano al 90° quando Mauricio Pinilla ha realizzato il rigore della vittoria per l’Atalanta. Altro gol preso nei minuti finali, altro calo di concentrazione, quello che sembrava essere migliorato in questa squadra adesso è venuto meno: l’intensità mentale che aveva contraddistinto l’Inter dell’inizio di stagione quando si ribaltavano i risultati adesso è sparita per lasciare spazio a una squadra spaventata che non riesce a reggere la pressione e a fare quello che chiede l’allenatore.

TRE - Le volte in cui è stato saltato in dribbling Marcelo Brozovic. Il croato alla seconda presenza da titolare consecutiva, la prima in campionato, non ha lasciato il segno né per intensità né per pericolosità. I giocatori dell’Atalanta lo hanno saltato 3 volte in un’ora di gioco, prima che al suo posto entrasse Geoffrey Kondogbia.

QUATTRO - I minuti concessi dall’arbitro Doveri all’interno dei quali si è consumato un errore da parte del fischietto romano. Il gol annullato a Mauro Icardi passerà sicuramente sottotraccia viste le difficoltà nerazzurre, ma sta di fatto che con un pareggio si sarebbe evitata almeno una parte delle crisi isteriche del pubblico di fede nerazzurra. Berisha salta su di un immobile Mauro Icardi perdendo da solo il pallone, la carica sul portiere non si configura affatto perché l’argentino non infrange il cilindro in cui si muove il portiere atalantino, semmai è proprio l’albanese a entrare in quello di Icardi. Un errore grave quello di Doveri che non deve essere usato come alibi, certamente, ma non deve nemmeno essere taciuto in fase di analisi. 

CINQUE - I passaggi chiave dell’Inter nella seconda frazione di gioco. Record negativo per i nerazzurri che con soli 6 passaggi chiave fanno peggio di quanto messo in atto contro il Chievo alla prima uscita stagionale. Il record viene ritoccato al ribasso dopo la gara contro il Southampton e, guarda caso, in entrambe le partite mancava Ever Banega. L’assenza dell’argentino influisce negativamente sulla pericolosità offensiva di questa squadra e contro il Torino non si può prescindere dalla sua presenza se si vuole provare a risollevare una situazione critica.

SEI - I tiri nella seconda metà di gara. Quando De Boer dice che c’è stata una netta differenza di rendimento fra la prima e la seconda parte della partita si può usare tranquillamente questo dato come specchietto: i nerazzurri si sono resi più pericolosi nei secondi 45 minuti e soprattutto Joao Mario e Perisic hanno avuto più spazio per arrivare verso la porta bergamasca. Quando si gioca con un’unica punta centrale la differenza la fa chi ruota attorno al numero 9 che deve essere abile ad approfittare degli spazi creati. Certo, se gli spazi sono pochi, poco si può pretendere da loro.

SETTE - I gol subiti dall’Inter fra il primo quarto d’ora di gara e gli ultimi 15 minuti. Dei 12 gol al passivo ben 7 sono arrivati nei momenti in cui serve maggiormente la concentrazione. De Boer potrà avere pure delle colpe, ma la concentrazione è un requisito di chi scende in campo e questo dato dimostra che più della metà dei gol presi sono figli di errori degli 11 uomini in campo e non di chi li schiera e li allena dalla panchina. Masiello lasciato solo in area e il fallo stupido di Santon sono la perfetta cartina tornasole di questa analisi.

OTTO - I punti dal secondo posto occupato da Roma e Milan dopo 9 giornate di campionato. La partenza ad handicap con un allenatore chiamato a 10 giorni dal via della stagione poteva far immaginare delle difficoltà nella gestione, ma perdere un punto a partita praticamente rispetto alle rivali è eccessivo rispetto anche alle previsioni più nere. La classifica è sicuramente corta e molto può cambiare già a partire dalla gara di mercoledì contro il Torino, ma il tempo inizia ad essere sempre meno e mantenere il distacco sotto i 10 punti da qui alla prossima sosta diventa necessario. Anche perché poi alla ripresa ci sarà il derby.

NOVE - Le gare disputate sin qui in campionato e i numeri rispetto alla passata stagione sono negativi: 5 reti subite in più, anche se i gol messi a segno sono due in più, ma 7 punti in meno. A fare la differenza, sarà banale dirlo, è proprio la gara di ieri: con una vittoria si sarebbe rimasti ad un differenziale di -4, tutto sommato positivo viste le premesse. Adesso il -7, sebbene non sia così negativo, visto anche che c’è la possibilità di lavorare sugli uomini e c’è un’idea di gioco, complica il raffronto. Il tutto sta nei giocatori e nel riuscire a seguire i dettami dell’allenatore, cosa che, come ha ammesso lo stesso Eder ieri, non sempre riescono a fare e non si capisce il perché.

DIECI - La linea di tendenza dei tiri in porta di Mauro Icardi nella stagione in corso indica per la prima volta un coefficiente superiore ai 10 decimali. Spieghiamo tutto: la linea di tendenza è la rappresentazione grafica della media delle prestazioni di un individuo, in questo caso delle conclusioni in porta ed è una vera è propria retta del tipo y = mx + q. L’m in questione indica la pendenza di questa retta e per la prima volta in stagione supera il valore di -0.10 essendo di ben -0.15 questo vuol dire che la tendenza in campionato di Mauro Icardi è di fare quasi un tiro in meno in un lasso temporale di 10 partite. La spiegazione matematica può apparire complicata, ma sta di fatto che la tendenza di non concludere verso la porta del centravanti argentino è confermata dalle sue ultime uscite e se continuerà così questo coefficiente non potrà che essere sempre più negativo.


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