Piacentini su Radu: "Poteva essere un Donnarumma"

di Giuseppe Granieri
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Piacentini con un baby Radu
Piacentini con un baby Radu

Una carriera lunga, lunghissima, come portiere in quella che una volta era chiamata Serie C, niente a che vedere con la Lega Pro di oggi, e poi, una volta appesi i guanti al chiodo, eccolo nella nuova veste di preparatore dei portieri nello staff di mister Bortolo Mutti: è questa, in estrema sintesi, la carriera sportiva di Gianni Piacentini, classe ’56, che incrocia il mondo Inter quando, nella stagione 2013-14, Andrei Ionut Radu, portiere romeno classe 1997, arriva in Italia e, via Inter, approda alla Pergolettese. Questo il racconto di quella stagione, nelle parole di Piacentini, in esclusiva per FcInterNews.it

Mister, partiamo da quando Radu è arrivato a Crema.
“Tutto è nato 4 anni fa: l’Inter aveva preso Andrei da un club romeno e lo aveva parcheggiato alla Pergolettese. Il ragazzo si era trasferito qui con tutta la famiglia e si allenava con la prima squadra. Ricordo anche che venne Luciano Castellini (preparatore dei portieri del settore giovanile dell’Inter, ndr) per seguire da vicino il suo percorso. Quando vide che c’ero io si tranquillizzò”.

Facevate un lavoro specifico?
“Con me faceva soprattutto lavoro tecnico e, dato che aveva 16 anni e poco più, evitavamo di sovraccaricarlo. Poi, per il resto, date le sue qualità innate, c’era poco da insegnargli, a parte qualche malizia tutta italiana”.

Fu impressionato subito dalle qualità di Radu?
“Non ho difficoltà a dirlo: un fenomeno. Ha tutto per diventare un portiere importante: personalità, qualità tecnica notevole e due piedi mai visti. Se vogliamo fare un paragone, possiamo dire che il milanista Donnarumma lo supera solo in altezza”.

Che percorso prevede per lui?
“Dal mio punto di vista, dico che l’Inter in questi anni ha sbagliato a tenerlo lì fermo tra Primavera e prima squadra. Avrebbe dovuto mandarlo in prestito, perlomeno in serie B, perché già quando Andrei stava in Primavera si vedeva chiaramente che era due spanne sopra gli altri. Quindi, per poter migliorare ulteriormente, sarebbe dovuto andare in una categoria capace di metterlo in difficoltà e di migliorarlo, e questo sarebbe dovuto accadere già due anni fa. Dato che è un classe 1997, sarebbe potuto essere il Donnarumma di oggi”.

Mantiene ancora i contatti con la famiglia e con il giocatore?
“Sì, sento la famiglia mensilmente. Sono persone eccezionali e, anche a distanza di anni, sono riconoscenti per il lavoro svolto. Ogni tanto sento anche Andrei, peccato però per l’infortunio di quest’anno, ma so che all’Inter lo seguono e lo stimano molto visto che, recentemente, ha prolungato il contratto (nuova scadenza, giugno 2020, ndr): vuol dire che l’Inter ci crede”.

Che consiglio sente di dargli?
“Di andare a giocare, anche in prestito in A. Poi, certo, fare il vice-Handanovic può avere il suo prestigio ma, per crescere ulteriormente, dovrebbe giocare con una certa continuità”.

In chiusura, quale sarà il suo futuro sportivo?
“Sono reduce dall’esperienza del Torneo di Viareggio con il team nigeriano dei Garden City Panthers: è stata una bellissima esperienza che mi ha dato la possibilità di crescere sotto tutti i punti di visti. Professionalmente parlando, al momento sono libero, ma il mio percorso negli anni è stato sempre al fianco di mister Bortolo Mutti: vedremo cosa succederà”.


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