Orsato non aiuta, ma l'Inter si fa del male: fisionomia di un suicidio plateale

di Antonello Mastronardi
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Non c'è un modo per evitare le disgrazie: essendo tali, ti piombano addosso a tradimento, col malcapitato che stramazza a terra incredulo. C'è però un modo per procurarsele, e quest'Inter pare conoscerlo a fondo. La prudente, forse superflua precisazione per la quale qui si parla di disgrazie calcistiche, e non ha da offendersi chi è afflitto da ben altri guai, è d'obbligo; perdonatemi, però, se nel mio vocabolario non esistono termini più appropriati per descrivere quanto avvenuto ieri, e quanto sta accadendo da un po' intorno alla Milano nerazzurra. Forse, tuttavia, neanche questa è la migliore sintesi. L'Inter, infatti, non ha soltanto cercato guai, ma in qualche modo se li è autoinflitti, invertendo clamorosamente la tendenza di una partita dominata, a lungo gestita e tutto sommato ben giocata. Un suicidio, insomma: impossibile definire altrimenti l'opera dei nerazzurri.

AUTODEMOLIZIONE - Fin troppo facile identificare il punto di svolta della gara: dopo 35' della ripresa, un ispirato Joao Mario lascia il posto a Murillo. Il Milan aveva appena inserito Lapadula, e di fronte ai quattro attaccanti rossoneri a Pioli è parso opportuno rimaneggiare la difesa, schierando una linea a cinque che ha inevitabilmente finito per risucchiare gli avversari a ridosso dell'area nerazzurra; le numerose occasioni buttate al vento dagli attaccanti interisti, con in testa gli altri due subentrati Eder e Biabiany, completano il certosino lavoro di autodemolizione. Il recupero a oltranza di Orsato, che tutto sommato avrebbe quantomeno potuto evitare di far battere il corner galeotto a tempo più che scaduto, è soltanto l'arma del misfatto. Affilata sì, e potenzialmente dolorosa, ma del tutto innocua se la squadra di Pioli non l'avesse impugnata contro se stessa. 

TEATRALITÀ E MENTALITÀ - E d'altra parte, quale migliore occasione per un'opera di questo genere, se non la partita di serie A più seguita della storia? L'Inter si è suicidata in mondovisione, con una teatralità d'altri tempi, come lo scrittore romano Petronio, che se ne andò lentamente, aprendo e richiudendo la sua ferita, alla presenza di tutti i suoi cari. A poco a poco, infatti, la squadra nerazzurra ha aggiunto elementi di rovina alla sua gara, rinculando pericolosamente in difesa, mancando occasioni che gridano vendetta, aggravando col panico la sua pericolante impalcatura tecnica. Un progetto come quello di Suning, che gioco forza sarà imperniato sull'immagine del club nel tentativo di riempirne le casse a suon di popolarità, dovrà necessariamente porre rimedio, perché l'Inter non sia più famosa per farsi del male. La vittoria arride ai vincenti, perciò è evidente come occorra un netto cambio di mentalità. Come ottenerlo? Poche ciance, l'autostima non è in vendita; è consentito semmai, procurarsi uomini grintosi e giocatori di livello, aggiungendoli a chi sarà in grado di tenerne il passo fiero e sicuro. Soltanto in tal modo il primo derby della nuova era potrà anche essere l'ultimo a vedere un'Inter tremolante e masochista.


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