.

Coppa Italia, ma non per l'Inter con le reti "Fabriqué en France"!

di Redazione FcInterNews.it

Dopo ben 2 giorni passati ad incrociare le dita - su 'invito' spassionato e scaramantico di quelli del Corsport (sempre a pensare al prossimo con le loro aperture, i capitolini!) - pare che Chivu, tornato ad avere le mani libere nel primo pomeriggio di martedì 3 febbraio, abbia potuto finalmente lavarsi il viso... D'altronde, mica si sarebbe azzardato a disattendere i consigli disinteressati di sedicenti amici romani... Povero Cristo, anzi, povero Cristian: deve essere stato proprio un disagio rimuovere la cispa dagli occhi per essere rimasto con la faccia non 'de-tersa' per quasi 50 ore. E che diamine! Chivu è in vetta alla classifica ed anche il suo viso non avrebbe potuto sopportare ulteriormente questa deminutio: da primo a (non) 'de-terso', anche no! Perdonate la battutona da avanspettacolo di provincia!

Fatto sta che il tecnico romeno - nonostante abbia 'scavallato' l'adolescenza mica da mo, mettendo su, nel frattempo, una meravigliosa famiglia - non dev'essersi proprio fidato a conferire nell'indifferenziata l'ultimo flacone di 'topexan' rimastogli in casa, il famoso detergente anti brufoli (nè si ha peraltro notizia che le sue 2 figlie adolescenti soffrano di acne). Vedi mai che possano ricomparire, avrà magari pensato l'avveduto Cristian. Anche perché ha scoperto - suo malgrado, in itinere - che 'flaconi di Perisic o di Diaby', al mercato, non ne vendono... Come loro 2, nessun altro avrebbe saputo 'lavare' meglio la fascia nerazzurra (no: non è un refuso di 'faccia!): sia di dx che di sx!

L'unico 'brufolo' deve averglielo comunque procurato il designatore Rocchi che - con quella sua abituale aria mistica dipinta sul viso - forse ha pensato che potesse essere cosa buona e giusta mandare a Monza, per Inter-Torino di Coppa Italia, un arbitro di cui i nerazzurri non avvertivano nessuna nostalgia. Il direttore di gara Matteo Marchetti di Ostia non avrebbe potuto 'farla sporca' un'altra volta ed a così stretto giro dalla prima. Sì, perché c'era lui - col fischietto in bocca e con la testa forse fuorviata... - ad applicare in campo il regolamento (no: non è una diceria!) per Inter-Udinese, 2ª giornata di campionato. Si era all'ultimo giorno di agosto, ma sembra passato un lustro (5 anni) da allora, anziché poco più di 5 mesi. A quale ricordo sgradevole si vorrebbe alludere con questo flash back nerazzurro? Sarebbe una domanda insulsa se solo non si fosse interisti. Ma siccome ci è capitato, lietamente, di nascervi, viene facile ricordare come in quell'occasione l'arbitro Marchetti si fosse lasciato convincere dalla squadra dei tecnologici varisti Marini ed Aureliano (si stava per scrivere 'banda larga'...) circa la commutazione di un calcio d'angolo per l'Udinese - da lui assegnato in campo - in un rigore al VAR contro l'Inter che poi finì con l'innescare la rimonta friulana. E tutti quei poveri stolti - utenza tifosa per prima - che, in quella circostanza, si convinsero che fosse stato battezzato l'ennesimo precedente di 'giurisprudenza' nerazzurra in tema di cosiddette 'palle inattese', si sbagliavano di grosso. Allorché, in realtà, ci si rese conto - chiedendo scusa per il richiamo prettamente bucolico... - che la m***a l'aveva pestata, as usual, solo l'Inter. Fu infatti un attimo ascoltare, da allora, sempre diverse ed arzigogolate interpretazioni in casistiche e dinamiche analoghe nei successivi turni di campionato.

Ma non è mica finita qui. Sì, perché il cognome dell'arbitro Marchetti, pur nativo di Roma, potrebbe poi tradire le probabili origini nordestìne dei suoi avi. Magari fra i tanti - specialmente della zona del ravennate - che negli anni successivi alla presa di Roma (1870) - vennero incentivati a trasferirsi nel Lazio per "bonificare le terre intorno alla nuova capitale del Regno" (cit.), fino a convertirle nella fertile pianura dell'attuale Agro Romano.

Un 'collega' di Marchetti, per dire - pur senza fischietto in bocca - potrebbe essere anche il portiere bianconero Perin, nativo di Latina, in quanto probabile discendente di famiglie, pressoché venete, coinvolte, in epoche relativamente più recenti, in altre bonifiche: quelle dell'Agro Pontino. Tutta questa narrazione "acquitrinosa" per ipotizzare che al fischietto di Ostia Lido il termine 'bonificare' dovrebbe suonare proprio familiare. Solo che, negli auspici della controparte nerazzurra, prima di Inter-Torino, quel verbo era da intendersi unicamente nel senso figurato di azzerare dei ricordi infausti anziché di rendere fertili delle terre paludose... Per fortuna Matteo, tutto sommato, ha fatto il 'bravo': nell'accezione non manzoniana, of course! Se si esclude un cartellino giallo estratto 'ad minchiam ai danni dell'incolpevole Esposito. Quisquilie!

Ciò che comunque risalta di più dai tabellini delle 2 gare finora disputate dai nerazzurri in Coppa Italia è la preponderante matrice transalpina nelle cosiddette "partecipazioni ai gol". Con 6 reti francesi sulle 7 totali - peraltro articolate nelle 3 doppiette di Diouf, Thuram e Bonny - irrobustite poi da 1 assist a testa per Marcus e Kamate, la coppa nostrana sembra proprio parlare la lingua dei cugini d'oltralpe.

Ma a proposito di Francia e della "Marsigliese" - l'inno nazionale dei transalpini - si vorrebbe chiudere il post con una doppia ed insolita reprimenda. Urge una chiosa che - per quanto c'entri solo di striscio con le vicende nerazzurre - avrebbe la pretesa di riuscire ad attirare ugualmente l'attenzione degli eventuali lettori. Si tratta di una doverosa stigmatizzazione indirizzata a 2 giornalisti che non si può proprio differire. E la città del sud della Francia - a cui il loro inno nazionale fa riferimento - è il nesso che serviva.

Ebbene, c'è stato chi - per l'uso improvvido della parola "transumanza" - addossata, a sproposito, a delle PERSONE DISPERATE anziché riferirla alla (esclusiva) migrazione stagionale del BESTIAME - si era già alienato le simpatie nonché il seguito Auditel di decine di migliaia di ormai ex telespettatori, tra cui lo scrivente. Per non dire che costui, in precedenza, si era già iscritto a quella (detestabile) cerchia di nostrani personaggi pubblici negazionisti del genocidio dei Palestinesi a Gaza. Non se ne forniscono le generalità, ma si citano alcuni indizi per identificare facilmente il soggetto in questione: d'altronde non gli si vuole fare altra pubblicità negativa in aggiunta alla zizzania che lui stesso ha già contribuito a seminare. Costui non ha la patente di guida, ma conserva la licenza di condurre un (seguìto?) TG serale, cosiddetto generalista. È tifosissimo dell'Inter nonché figlio di un compianto ed apprezzato giornalista di (tacita) fede nerazzurra con decennali trascorsi in Gazzetta. Appartiene dunque alla stessa categoria professionale di Paolo Condò dal quale l'altro ieri (3 febbraio) non ci si sarebbe mai aspettati una caduta di stile del genere, per quanto si fosse (finora) fatto apprezzare come editorialista sportivo. Come se un sinonimo più consono - tipo 'diaspora' o 'dispersione' - oppure l'accortezza, al minimo sindacale, di una coppia di virgolette risultasse un espediente giornalistico improbo per descrivere la 'fuga' in massa di giocatori, tra estate ed inverno, dall'Olympique Marsiglia verso la Serie A: ben 9.

Alcune parole hanno un peso più di altre, ma soprattutto implicano un significato ed un contesto che non ammetterebbero deroghe nè tanto meno licenze arbitrarie. La "Transumanza" (di esseri umani) è una di queste.

Pertanto - come si suol dire in questi casi - chi è causa del suo mal, pianga sè stesso.

Orlando Pan


Altre notizie