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Quel fine dicitore di Cristian Chivu parla in italiano, ma sa ironizzare pure in inglese: un genio!

di Redazione FcInterNews.it

Magari è solo uno dei tanti (troppi?) esercizi di fantasia a cui è incline chi scrive. Eppure è davvero irresistibile la tentazione di credere che non passi giorno in cui Cristian Chivu non faccia umilmente sfoggio di quanto 'genio creativo' si celi in una così poliedrica personalità. Un professionista sempre più apprezzato per l'essere ormai molto altro che non 'solo' un fine dicitore.

Piace pensarlo perché nella conferenza stampa pre-Champions di ieri, il tecnico romeno ha dispensato, fra le altre perle di saggezza, quella che, definire solo una battuta sarebbe davvero una ingenerosa deminutio. Non foss'altro perché - a modesto parere dello scrivente - meriterebbe proprio che oscurasse, per sottile arguzia, un'altra passata alla storia. Quella che rese José Mourinho subito simpatico, anzi, empatico al vasto uditorio non solo interista sin dall'estate del 2008. Per quanto quell'uscita "Ma io non sono un pirla!" del tecnico lusitano fosse apparsa a più di qualche tifoso (compreso a chi scrive), col passare del tempo, una risposta fin troppo perfetta, quasi attoriale, per non far sorgere il dubbio che non fosse stata sagacemente architettata prima con quel giornalista estero, apparso proprio incline a compiacere e ad assecondare l'allenatore di Setubal con una domanda tanto 'studiata'.

Ecco allora l'uscita 'rivelatrice' di Chivu: "Quello che conta è che questi ragazzi ritrovino l'erba". Risate in sala, come ha riportato Simone Togna. Nella sua estrema semplicità, quasi banalità - scritto col massimo rispetto - sarebbe proprio nella parola "erba" che si riscontrerebbe non tanto l'allusione ad una disputa agronoma fra l'erba naturale e quella sintetica. Giusto quella dei campi calcati prima 16 mesi fa in casa degli svizzeri dello Young Boys (a Berna) e solo la settimana scorsa fra le pareti domestiche norvegesi del Glimt (a Bodø). E nemmeno una sorta di confidenza incautamente involontaria, dunque financo autolesionistica, che potrebbe pertanto essere cavalcata - per meri scopi speculativi - da qualche retroscenista extra calcio malevolo o, peggio ancora, proprio senza scrupoli...

Bensì quello di Chivu parrebbe invece un'imperscrutabile riferimento ad un noto modo di dire nostrano ("È tutto grasso che cola", giusto per "descrivere qualcosa che viene ottenuto in più", cit.) in cui la parola GRASSO - non a caso - risulta quasi identica alla traduzione in inglese del termine erba ('grass'). Ed allora che il tecnico nerazzurro abbia ironizzato sul fatto di auspicare che i suoi ragazzi potessero tornare quanto prima, anche in Champions, a calpestare erba naturale anziché sintetica altro non sarebbe stata che la sua dotta configurazione di un gradito toccasana. Ossia: "È tutto 'GRASS(O)' che cola".

Chapeau! Anzi, caschetto!

Orlando Pan


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