Altobelli: "Il Bodo ai miei tempi era una squadra di dilettanti, oggi non sarà facile. Su Lautaro ed Esposito..."
A contorno del prepartita di Bodo/Glimt-Inter, Prime Video raccoglie il parere di Alessandro Altobelli, secondo miglior attaccante della storia nerazzurra, uno che visse dal vivo il primo precedente contro i norvegesi risalente alla Coppa delle Coppe 1978-1979: "Vecchi tempi... È bello ricordare queste partite perché ci furono bei risultati sia personali che di squadra. Il Bodo all'epoca era una squadra di dilettanti: a San Siro vincemmo 5-0 e io feci una tripletta, poi io e Scanziani segnammo nel 2-1 del ritorno dopo che andammo in svantaggio. Il loro problema era climatico: c'era la neve, abbiamo giocato un giorno prima perché avevano pulito. Dovetti usare delle calzamaglie per il freddo, che però Eugenio Bersellini ci fece togliere. Giocammo in calzoncini, immaginavo Ivano Bordon a stare femo in porta. Era tutta neve, era freddo, dovevi stare in albergo. Quando ci incontriamo coi ragazzi di quella Inter ricordiamo sempre quella trasferta particolare ma bella". Il Bodo di oggi è tutta un'altra storia: "Non sarà una partita semplice da giocare. L'Inter si deve preparare bene, in casa loro sono fisici e quindi dovrà preoccuparsi non solo del campo anche dei calciatori".
A trascinare l'Inter ci sarà Lautaro Martinez, che ha raggiunto e superato Spillo tra i cannonieri di campionato: "Ora deve raggiungermi in quelli di Coppa. Sono 2-3 anni che dico che è l'unico che può superarmi, gli auguro di fare 600 gol il che vorrebbe dire che l'Inter avrebbe l'opportunità di vincere qualcosa. Di lui mi piace la passione per l'Inter, per Milano, per i compagni; è rimasto nonostante le richieste che ha avuto. La sua qualità che mi sorprende di più? Segna, è il capitano e il simbolo di questa nuova Inter. Ed è giusto che si levi qualche soddisfazione vincendo campionati e coppe ed essendo il capocannoniere". La novità piacevola di questa Inter si chiama Pio Esposito: "Lo conosco da sempre, abita a Brescia come me. Mi aspettavo questi risultati da lui: va su tutte le palle, si butta nella mischia, lotta, ha carattere e personalità. E al tempo stesso si mette a disposizione della squadra. Deve ricordarsi che è un attaccante e che quindi deve segnare di più. Deve anche limitare le forze perché le partite durano 100 minuti ed è inutile fare corse dove non può mai arrivare. Ma questo lo imparerà con l'esperienza. Chi mi ricorda? Roberto Bettega, forte dentro l'area di rigore e con grande carattere e personalità. Un grande lottatore".