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Cannavaro svela: "L'Inter mi ha venduto, ma non volevo andare alla Juve"

di Stefano Bertocchi

Nella lunga chiacchierata con Prime Video in cui racconta e ripercorre la sua carriera, Fabio Cannavaro torna anche sul biennio trascorso all'Inter: "Una bella batosta perché vado all'Inter con grande voglia e determinazione di voler far bene perché era un salto importante da Parma, una realtà completamente diversa, era una grande squadra. C'erano grandi attese, non posso mai dimenticare la presentazione. Non giocai titolare, Cuper mi fece entrare dopo e tutto San Siro fece 'ooooh'. Moratti a fine partita venne e mi disse: 'Guarda, una cosa del genere l'ho vista solo con Ronaldo'. Eccezionale".

L''infortunio:
"A ottobre a Como, non posso mai dimenticare: faccio un intervento, metto il piede a terra e sento una fitta sulla tibia. Era il 43'. Ci mettiamo solo un mese per capire che era una frattura da stress grazie a Silvano Cotti, il fisioterapista. Avevo fatto risonanze, TAC, di tutto, ma non avevo fatto radiografie. C'erano nove fratture da stress di cui una aperta e sottilissima. L'errore è stato mio perché mi dovevo fermare. Ero arrivato da poco, prendevo infiammatori ogni giorno per fare allenamento perché volevo dimostrare che potevo essere da Inter.Quell'anno lì le cose non andavano malissimo, arrivammo in semifinale di Champions che perdemmo col Milan. Invece di fermarmi ho continuato ed è stato un errore perché in quell'anno avevo perso il 40% della forza della gamba sinistra. E' stato un anno in cui ad un certo punto ho detto 'voglio smettere'. Andavo a fare visite ovunque e non riuscivo a risolvere il problema. Non eravamo male come difesa, era fantastica, c'erano Materazzi e Cordoba, però le mie prestazioni non erano all'altezza mia e dell'Inter. Finiamo l'Europeo, mi fermo e da quel giorno dissi di non voler ritornare finché non sarei stato bene".

L'addio all'Inter:
"Feci due mesi senza mai appoggiare il piede a terra, col fisioterapista dell'Inter iniziammo un programma in cui facevo solo forza e bicicletta tutti i giorni. L'anno con Mancini il campionato riprendeva il 12 settembre e dissi: 'Una settimana prima vengo e sono pronto'. Mi ripresentai alla Pinetina e iniziai a correre normalmente. In quei giorni mi chiamò Oriali e mi disse 'ti abbiamo venduto'. Risposi: 'Ma adesso che sto bene mi avete venduto?'. Lui: "La società ha deciso perché voleva cambiare vendendo me e Bobo (Vieri, ndr)". Andai alla Juve e poi arrivarono Calciopoli e intercettazioni, ma andai alla Juve a guadagnare meno che all'Inter. Non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostante che mi portarono ad andare lì".


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