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Cherubini, AD Parma: "Chivu-Inter, ecco come è andata l'operazione"

di Christian Liotta

Lunga e approfondita intervista di Calcio e Finanza all'amministratore delegato del Parma Federico Cherubini. Un faccia a faccia a tutto tondo, nel quale l'ex dirigente della Juventus ha raccontato tantissimi risvolti della sua esperienza in Emilia, senza però dimenticare il passato che lo ha visto lavorare fianco a fianco con l'attuale presidente dell'Inter Beppe Marotta, che poi in estate ha deciso di prelevare proprio dal Parma Cristian Chivu, tecnico trascinatore dei nerazzurri verso la conquista del Doblete: "All’epoca c’è stata massima correttezza e trasparenza da parte sia di Chivu sia dell’Inter nell’approcciarsi a noi. In realtà formalmente era un allenatore libero perché noi avevamo un’opzione da esercitare. In quei giorni ritenemmo corretto sederci con lui per capire se quello spirito che c’era a febbraio ci fosse anche a maggio, quindi non abbiamo esercitato l’opzione per non creare solo un vincolo che poi dovevamo rompere. Poi è nata l’opportunità Inter ed è stato tutto molto naturale".

Ma come nascono le scelte di Chivu prima e di Carlos Cuesta, suo successore, poi? "C’è un denominatore comune: nella mia visione, il club sarà sempre sopra tutto. In questo senso dare la possibilità ad allenatori giovani valorizza questo buon rapporto tra il club e l’allenatore. Ho visto sia in Chivu che in Cuesta la voglia di confrontarsi con la società. Noi lavoriamo per lo stesso club, a volte ci sono dinamiche diverse che non sono positive. L’allenatore è sicuramente uno dei tesserati più importanti, ma deve essere comunque più importante il club. Non vuol dire che nella storia del Parma prenderemo per forza degli esordienti, ma questo è stato sicuramente un valore aggiunto: il fatto che sia Chivu che Cuesta abbiano lavorato in grande sinergia con tutti gli uomini del club e ci abbiano ripagato con risultati importanti". 

Cherubini ricorda anche il momento in cui arrivò nel club bianconero: "Quando arrivai dal Foligno alla Juventus, pur provenendo dalla Serie C, fui colpito dal rispetto ricevuto subito da Agnelli, Marotta e Paratici. Lì ho capito il valore del rispetto dei ruoli: la forza di quella Juventus era scegliere le persone giuste, dare responsabilità chiare e autonomia. Di quell’esperienza porto con me tanti insegnamenti che vorrei applicare anche a Parma, dove vedo grande potenzialità grazie alla proprietà, alla tradizione e alla città»


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