Chivu e il gruppo: "L'idea generale era togliere l'ego"
Seduto davanti allo schermo sul quale passavano le immagini più belle della stagione trionfale di Cristian Chivu, il tecnico rumeno risponde ad una domanda di DAZN relativa alla sua capacità di rianimare un gruppo che sembrava al tappeto dopo la triplice batosta rimediata un anno fa tra campionato, Champions League e Mondiale per Club.
Lei aveva la percezione che il gruppo che l'anno scorso aveva perso finale di Champions e scudetto fosse finito? E l'ha cambiato una volta che ha incontrato i suoi ragazzi? E si era preparato un discorso il primo giorno che ha entrato nello spogliatoio?
"Ogni volta che ho preparato qualcosa è finita male. Mi sono perso delle cose, mi sono perso probabilmente i messaggi che avrei voluto trasmettere. No, non sono il tipo, vado a pelle, vado a sensazioni. Sì, ho un'idea di quello che voglio trasmettere e poi inizio a svilupparla senza andare oltre, senza parlare troppo, perché sono stato anche dall'altra parte. So quando un attore inizia a raccontare cose che dopo un po' si perdono, cioè il livello di attenzione dall'altra parte diventa sempre meno. Io non ho mai avuto la sensazione che questo gruppo era finito, anche perché ho sempre apprezzato quello che è stato il percorso dell'anno scorso, il coraggio che hanno avuto di provare fino in fondo a essere competitivi e a cercare di vincere tutti quei trofei che erano in palio. Poi a volte ci riesci, a volte meno. Ho sempre detto dall'inizio che non deve diventare un'ossessione, perché le ossessioni creano aspettative e le aspettative possono creare delusioni. Nell'Inter non esistono regole, ma esistono standard. Gli standard devono essere sempre alti: nel comportamento, nell'essere la migliore versione di quello che siamo noi tutti i giorni, quotidianamente, di aver la premurosità per quanto riguarda i compagni che abbiamo di fianco. Perché sono cose, piccoli dettagli, che possono fare la differenza. L'idea generale era togliere l'ego, togliere l'io e pensare più a noi e pensare che se si vuole essere competitivi bisogna rinunciare un po' a quello che è l'egoismo, pensare più al gruppo, pensare meno a quello che sono io per mettere a disposizione del gruppo tutto quello che ho. Non è stato semplice perché ti trovi a una settimana da una grande delusione, perché perdere una finale del genere, arrivare e trasmettere qualcosa è duro perché le parole le porta via il vento soprattutto in quella situazione e in quel momento. Io ho spesso detto che avrei cercato di dare tutto quello che ho, quelle che sono le mie competenze, la mia esperienza nel vissuto da giocatore e da allenatore anche per cercare di trasmettere qualcosa. Gli ho detto che gli avrei detto sempre la verità, perché ci tengo molto a dire le cose come ci sono. Credo che questo l'ho detto il primo giorno. Ho detto di aver bisogno di giocatori che hanno voglia di essere allenati, che hanno voglia di essere allenabili, che si mettono a disposizione di tutte quelle che sono le nostre idee, le mie idee, senza perdere di vista quello che di buono è stato fatto nei anni precedenti".