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De Meo: "Varisti in ansia e senza libertà. Interferenze che alterano le partite"

di Redazione FcInterNews.it

In un periodo storico in cui il sistema arbitrale del calcio italiano sta perdendo pezzi ora dopo ora, FanPage.it ha interpellato Pasquale De Meo, ex arbitro, fuori dall'AIA dal 2024 e tra i primi a denunciare certe dinamiche senza tuttavia ottenere nulla. Adesso che il Vaso di Pandora è stato scoperchiato il campanello d'allarme fatto suonare da De Meo è ancora più rumoroso.

Si parla molto del fatto che il VAR sia diventato una mannaia sulle carriere. È vero che quando un arbitro viene richiamato al monitor e conferma l'errore, la sua valutazione subisce un taglio netto che lo affossa in graduatoria?
"Questo elemento è presente nell'ambito della struttura della valutazione dell'operato del VAR. Che poi se uno interviene con una bussata, con dei gesti convenzionali in una gara e non lo fa in un'altra, vuol dire che sta alterando il risultato di una partita e di un campionato".

Come influiscono queste pressioni sugli arbitri?
"Non è preposto il loro intervento. Il protocollo parla del fatto che solo chi è designato come VAR e AVAR può operare nella sala e prendere decisioni rispetto a quella gara, nessun altro può intervenire. Chi andava al VAR non andava in una situazione di serenità. C'era questa sorta di preoccupazione rispetto alla valutazione che la commissione dava di un episodio. Che poi magari un episodio simile la volta dopo veniva interpretato in modo diverso, c'era confusione a livello di disposizioni e uno stato di preoccupazione di alcuni rispetto ad altri che magari si sentivano non trattati in modo equo".

Spiegati meglio.
"Tutti lì vivevano e vivono con questo stato di ansia totale, non sono sereni, non c'è libertà. Chi ha gestito fino a oggi ha creato questo sistema che ha minato la serenità della valutazione, basta ascoltare molti dialoghi che sono avvenuti al VAR. Ti chiedi: ‘Ma questi come fanno ad analizzare così un episodio così chiaro', proprio perché c'è questa paura alla base di tanti errori che sono stati commessi. Negli anni c'è stata sempre un'escalation, ma in negativo. L'asse, fino a poco fa, era costituito da Gravina che comandava il governo del calcio e i suoi fedelissimi Chinè e Rocchi. Era un sistema contro cui ti andavi a scontrare".

Il centro VAR di Lissone è nato per assicurare trasparenza, ma dopo il caso Rocchi sembra essere l'esatto opposto. Pensi che la centralizzazione abbia reso più facile per il designatore esercitare pressioni?
"È una riflessione condivisibile. Il fatto di essere lì tra i vetri, con questi meccanismi dei gesti convenzionali, ha portato una distorsione della gestione e anche della forma, perché dovrebbe essere imparziale. Quindi è chiaro che se tu sei in un centro dove ci sono tante stanze circondate da vetrate, si cominciano a innescare questi meccanismi e si va verso una via che ti porta a fare dei pensieri".

Quanto incidono queste pressioni sul lavoro dell'arbitro? Se non è più abituato a dirigere in autonomia, il mancato intervento dall'alto può generare errori?
"Basta vedere il video di Paterna. Non mi permetterei mai di criticare l'operato dei colleghi con il quale ho condiviso il ruolo, non critico nessuno e neanche gli indagati, ma se vedi il video ti accorgi della completa mancanza di serenità di quella persona. Sembra completamente in balia, quando invece dovrebbe essere strutturata e fa quello di mestiere, perché lui è inquadrato come VAR Pro. Significa che tu sei un VAR professionista: non vai in campo, fai solo quello".

Quindi vengono condizionati?
"La gente si aspetta che nel tuo ruolo sia uno dei migliori perché lavori dalla mattina alla sera su quello. Ma basta vedere il video in cui lui si gira e asseconda un'indicazione che gli viene dall'esterno. Lì ti rendi conto della mancanza di serenità dovuta alla paura di prendere una decisione, perché magari chi poi valuterà il tuo operato ti affosserà. È un sistema di terrore, perché tu hai paura di sbagliare. È questo il clima che si vive. Ci sono arbitri che reagiscono in maniera più negativa e altri che magari sono più sereni, perché si sentono più tutelati sotto ogni punto di vista".

Come influisce tutto questo sulla graduatoria?
"Anche al VAR hanno una loro classifica. Dipende dalla percezione dell'arbitro, che magari si trova in una posizione non felice, che si sente in bilico. Perché un'intera carriera può essere condizionata da quella giornata. Vanno approfondite anche le valutazioni date al VAR, perché è facile manovrare le classifiche. Pure se fai una chiamata corretta ti viene inviata una confidenza in una lettera che dice: ‘Hai fatto bene la chiamata, però nel nel linguaggio ti devi esprimere così, piuttosto che in quell'altro modo'. Se vogliono, trovano sempre un meccanismo per manovrare il voto".


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