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Frey: "Dissi no alla Juve, non mi sentivo pronto. Ronaldo il più forte di tutti"

di Christian Liotta

"Nella mia vita ho toccato con mano la sofferenza. L’ho fatto per tre volte. La prima è stato un dolore fisico, la seconda psicologico, la terza ha colpito corpo e mente. Ma sono grato di aver vissuto tutto questo". Così debutta Sebastien Frey, ex portiere dell'Inter, nell'intervista rilasciata quest'oggi al Corriere della Sera nel corso della quale il francese è tornato sui momenti più difficili vissuti anche fuori dal campo. Come in quel 2016 quando scampò alla strage di Nizza: "Quella sera sarei dovuto essere proprio in centro con i miei amici per la Festa Nazionale Francese. Alla fine, non ero potuto andare a causa di un ritardo del volo con cui ero ritornato dall’Italia. Ero tranquillo a casa quando hanno iniziato a chiamarmi tutti preoccupati. Cosa ho provato? Angoscia. Ricordo di aver acceso la televisione e aver visto quanto era successo. Sono rimasto sveglio tutta notte. Per mesi non sono più tornato nella via dell’attentato". Nel 2019, invece, il problema di salute: "Per due settimane ho avuto 40 di febbre e convulsioni. Sudavo e avevo i brividi. Sono andato in ospedale: 'Signor Frey, ha un problema grave, ma non capiamo cosa sia'. Un incubo, ho avuto paura di morire. Una volta tornato a casa, la situazione non migliorava. Una mattina mi sono svegliato e riuscivo a muovere solo la testa. Il resto del corpo era immobilizzato. Era una malattia autoimmune. Il dottore mi aveva avvisato: 'Può essere mortale'. Non sapevo cosa fare. Mi chiedevo se fosse arrivata davvero la mia fine. Un giorno avevo chiesto anche al notaio di preparami il testamento. Per fortuna è rimasto sigillato".

TNei ricordi di Frey c'è però spazio anche per le cose di calcio, lui che sarebbe potuto diventare un giocatore della Juventus prima dell'approdo all'Inter. Ma perché rinunciò? "Non mi sentivo pronto. A soli 16 anni avevo paura di bruciarmi. Ma non è stato facile. Ero stato a Torino a vedere il centro sportivo, mi erano passati davanti Alessandro Del Piero e Zinedine Zidane. E alla firma ci sarebbe stato anche un regalo: una Fiat Barchetta cabrio, bellissima". L'anno dopo, la firma con l'Inter. "Una squadra di campioni. Mi sono ritrovato in spogliatoio con Ronaldo e Roberto Baggio. Il Fenomeno era il più forte di tutti. E poi era una persona straordinaria. Aveva comprato un macchinario per la pelle. Invece di metterlo a casa, lo aveva portato ad Appiano per farlo usare a chi ne avesse bisogno. Oppure l’ultimo orologio della Nike regalato a tutti per Natale. Al tempo era raro averne uno". 


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