Cronache di Spogliatoio apre il Dossier Baggio. Petrone: "Applicabile anche oggi, ma serve una grossa rivoluzione"
Un tomo di 900 e più pagine, dove sotto dieci punti sono sviluppati nel dettaglio tutti i miglioramenti applicabili per rilanciare il calcio italiano. Cronache di Spogliatoio ha messo le mani sul fatidico 'Dossier Baggio', il tanto decantato maxi-documento elaborato dal Divin Codino nell'ormai lontano 2010, che sarebbe potuto diventare la stella polare della rinascita del nostro pallone e che invece è finito nel dimenticatoio. A presentarlo, c'è lo storico agente di Baggio, Vittorio Petrone: "Roberto desiderava più di ogni altro dare il suo contributo ad un cambiamento che dopo il fallimento del 2010 sembrava necessario. Abete in quel periodo chiese aiuto a lui, Gianni Rivera e Arrigo Sacchi, e di conseguenza Roberto chiese che certe figure professionali potessero dare un contato di grande rinnovamento. Furono stesi dieci punti e si decise di intervenire alla radice del problema. Il progetto venne presentato Coverciano in fase embrionale a Giancarlo Abete e ad Antonello Valentini, che ci diedero l'ok per andare avanti".
Ma poi, perché tutto andò in fumo? "Io porrei una domanda: perché la Lega Nazionale Dilettanti e l'Associazione Italiana degli Allenatori non avevano interesse a sviluppare questo progetto? Questa domanda sarebbe da fare a loro. Io posso semplicemente pensare che la difesa degli interessi di categoria non riesce ad essere convergente verso gli interessi di sistema…". Ma non tutto è perduto, perché il dossier, a detta di Petrone, potrebbe benissimo essere applicabile anche oggi: "L'update tecnologico consentirebbe addirittura un innalzamento delle performance di analisi. Però bisogna guardare la realtà per quello che è: quando esistono a oltranza difese di casta, come si può convergere in un progetto che obbliga tutte le componenti a lasciare qualcosa dei propri interessi? Se questa volontà c'è allora si possono programmare i prossimi 10 anni e tornare protagonisti. E questo lavoro non lo si fa cambiando un presidente, bisogna pensare di fare una rivoluzione profonda".