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GdS - Come sarà l'Inter di Inzaghi: stesso 3-5-2 di Conte, ma con approccio diverso. Eriksen più libero di creare

di Alessandro Cavasinni
Fonte: Gazzetta dello Sport

Simone Inzaghi all'Inter. Lo seguiranno il fidato vice Massimiliano Farris, il collaboratore tecnico Mario Cecchi e il preparatore Fabio Ripert. I vecchi collaboratori, invece, vanno via assieme a Conte, eccetto due: il preparatore dei portieri Adriano Bonaiuti e il nutrizionista Matteo Pincella. La Gazzetta dello Sport conferma come l'idea Inzaghi sia stata cavalcata dalla dirigenza nerazzurra anche grazie alla continuità tecnica che assicura l'ex allenatore della Lazio, visto che si continuerà sul solco del 3-5-2 che è stato il mantra di Conte negli ultimi due anni. Con idee diverse, certo, ma non troppo distanti.

"Se nella prammatica di Conte ognuno esegue uno spartito mandato a memoria, con Simone c’è una maggiore possibilità di interpretare la situazione. Ognuna delle due strade, ovviamente, trascina con sé pregi e difetti, ma chi guarda con interesse a questa evoluzione è, soprattutto, Christian Eriksen - si legge -. Ora può pensare a un ambizioso futuro da Luis Alberto: sarà il centrocampista di qualità e grana fina che porta palla e tira in porta. Mercato permettendo, la Lu-La non può che essere la stessa arma di distruzione di massa degli ultimi due anni: sarebbe un delitto separare ciò che Conte ha unito".

Per il resto, Inzaghi a Milano ritrova De Vrij, esploso proprio con lui alla Lazio. Il muro con Skriniar e Bastoni è già eretto. Tanto quanto Conte, anche il nuovo tecnico predilige la partenza dal basso con un portiere dotato anche con i piedi: a Roma c'era Reina, qui troverà Handanovic. Il motore cambia di cilindrata ma non di efficienza anche se guardiamo alla mediana, con Brozovic e Barella al posto di Leiva e Milinkovic-Savic. "Semmai, attenzione agli esterni, che resteranno avvolgenti e decisivi: Hakimi ha offerte da alcune big europee, ma resta comunque uno dei pochi laterali della A che a destra fa più danni del Lazzari laziale - avverte la Gazzetta -. Insomma, l’importanza dei cosiddetti “quinti” di centrocampo resta uguale da un 3-5-2 all’altro".

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