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GdS - L'Inter batte di misura l'Udinese, si tiene il primo posto e si gode la nuova coppia d'attacco. Ma quanti sprechi...

di Egle Patanè

Non ha dubbi la Gazzetta dello Sport all'indomani della vittoria dell'Inter per 1-0 in casa dell'Udinese. L'analisi post-gara della Rosea parte dalla PiLa, la nuova coppia d'attacco dopo la ThuLa. E a proposito di, il quotidiano milanese premette, dribblando preventivamente ogni sospetto: "Non è detto che una coppia escluda l’altra, anzi". Ma alla luce dei numeri va detto: "Un nuovo duo d’attacco ha preso forma e sarà dura relegarlo a soluzione di riserva". "Il quarto assist di Pio Esposito a Lautaro, tre in campionato e uno in Champions ha permesso all’Inter di vincere a Udine e di confermarsi capolista, a più sei sul Napoli, in attesa che il Milan giochi stasera a San Siro contro il Lecce.

Thuram-Lautaro e Pio Esposito-Lautaro: non si può dire che a Cristian Chivu manchino le soluzioni offensive, senza dimenticare la quarta punta Bonny". Il magro risultato per 1-0, contro un'Udinese senza Zaniolo, stupisce specie perché "nel primo tempo non c’è stata partita, l’Inter ha strapazzato l’Udinese", pur ricavando però un solo gol. E il problema dei nerazzurri è soprattutto questo: "Ieri, come in altre partite, l'Inter ha creato un numero notevole di occasioni. C’è sproporzione tra quanto la squadra produce e quanto incassa. L’Inter deve stringere questa forbice". Nella ripresa, il raddoppio continuava a non arrivare (e difatti non è arrivato), "Chivu ha chiuso con Akanji a centrocampo e con il trio difensivo Bisseck-De Vrij-Acerbi per contenere gli assalti avversari". La vittoria sul filo del rasoio "genera pathos, ma può essere pericoloso, anche se Chivu pratica un corto muso diverso dall’originale, brevettato da Allegri". "Runjaic ha rubato l’idea a Eusebio Di Francesco" e ha optato per uno schema "ultra-rinforzato dietro e centrocampo con l’uomo in più. All'Inter si sono un pochino ristrette ampiezza e profondità, ma la squadra di Chivu ha imparato a muoversi e a far girare palla in spazi minimi". L'errore del tecnico tedesco è stato quello "di non appiccicare qualcuno alle costole di Zielinski". Il polacco "passava, verticalizzava, disegnava traiettorie" e la squadra di casa si disintegrava non appena il pallone arrivava a Lautaro. Il merito è non a caso anche di un ottimo Pio Esposito "a fungere da pivot, distributore di palloni a destra e a sinistra" e il gol è arrivato "grazie a una combinazione dei tre 'caballeros' interisti". 

"Nella ripresa, l’Udinese ha reagito. Non riusciva ad avvicinarsi alla porta di Sommer, ma non permetteva più che l’Inter guadagnasse con facilità l’area". L' episodio sul quale si sono accesi i riflettori è stato il "surreale giallo a Carlos Augusto per un fallo inesistente su Davis. Muto il Var, impossibilitato a intervenire o forse l’ha fatto in via ufficiosa, per avvisare Di Bello che non avrebbe dovuto fischiare neppure il fallo e che non si azzardasse a fare altro". Dopo aver preso sempre più coraggio, i friulani hanno "ricavato uno spezzone conclusivo di speranze confuse" scaraventavando "palloni in avanti, con il miraggio di una palla sporca, maledetta e fortunata. Chivu si è cautelato con un 5-4-1 a doppia mandata". Il tecnico romeno," va detto: sa conciliare giochismo e 'resultadismo'. In Italia, la sua Inter è dominante al possesso e in tante altre voci giochiste" e se "non ci fosse di mezzo quell’impostora della Champions, sotto forma di Arsenal e Borussia nelle prossime due settimane, non avremmo dubbi sull’ineluttabilità della fuga dell’Inter".


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