Il racconto di Audero: "Come una martellata all'orecchio. Mi sono sentito vuoto, ma non volevo speculare. A quel tifoso vorrei chiedere una cosa"
Fonte: Gazzetta dello Sport
Diventato suo malgrado il protagonista del weekend calcistico, Emil Audero parla alla Gazzetta dello Sport dopo quanto accaduto durante Cremonese-Inter di domenica.
Audero, il giorno dopo cosa resta?
"Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire".
Ci racconti quei momenti. Fumogeni e petardi già prima. Non sembrava un pomeriggio tranquillo.
"Sì, già nel riscaldamento. Ma sono cose che succedono a cui non ho dato peso. In genere sono bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo".
E poi?
"Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male".
Però ha deciso di rimanere in campo.
"L’adrenalina innanzitutto. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa. Non mi era mai successo in carriera. Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i miei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà... la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima".
E dire che lei era pure nella rosa della seconda stella dell’Inter...
"Infatti – sorride – ho pensato: ma perché proprio a me? Ma cosa vi ho fatto?".
Il presidente dell’Inter Marotta però ha esaltato il suo grande fair play.
"Ho un ottimo rapporto con società e giocatori. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Nella mia carriera ne ho passate tante. Sono un uomo di campo e quindi volevo proseguire. L’idea di speculare su quello che era successo non fa parte del mio carattere".
A chi ha lanciato quel petardo, o bomba carta, cosa vorrebbe dire?
"Gli vorrei chiedere: perché? Qual è il tuo scopo: supportare la tua squadra o fare casino? Perché hai deciso di fare male agli altri e a te stesso? Spiegami il senso di tutto questo...".