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Inchiesta San Siro, Sala: "Milano non merita un sindaco passacarte. La legge ci autorizza a contrattare con i club"

di Mattia Zangari

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha voluto chiarire attraverso il proprio profilo Instagram i passaggi chiave che hanno portato il Comune di Milano a cedere San Siro e le aree circostanti a Milan e Inter, rispondendo ai dubbi sollevati dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura che vede nove indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. "Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. Questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai", la considerazione finale dopo aver risposto ad alcune domande. 

Era proprio necessario uno stadio nuovo per Milano?
"Come sempre, quando si cambia qualcosa di importante in città, si creano divisioni e si generano rimpianti. Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei Club era ed è però chiarissima: o uno stadio nuovo o via da Milano. Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? lo sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi".

Lo stadio e le aree limitrofe si sarebbero potute vendere a un prezzo diverso?
"Abbiamo fatto fare una doppia valutazione. La prima dall'Agenzia delle Entrate, che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo. La seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di così...". 

Troppo pochi 35 giorni per l'avviso pubblico?
"C'è una discussione pubblica che si protrae, sotto gli occhi di tutti, da oltre 5 anni. Intanto bisogna chiarire che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico. L'avviso pubblico, quindi, è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre soluzioni alternative a quella di Milan e Inter I 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse all'acquisto, o alla ristrutturazione dello stadio. Se poi fosse pervenuta qualche manifestazione di interesse si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare una vera e propria offerta, con un livello di approfondimento più elevato".

Sono ammesse interlocuzioni con i possibili compratori?
"La Legge Stadi le ammette, anzi le promuove. La legge afferma che Comuni e squadre "possono liberamente negoziare il prezzo e le condizioni contrattuali di vendita o di utilizzo di aree del patrimonio disponibile urbanisticamente destinate alla costruzione di impianti sportivi'. La verità è che è stata una trattativa durata anni ed è agli atti quanto il Comune, partendo dal confronto iniziale con le squadre, abbia migliorato a suo favore le condizioni contrattuali finali: dimezzate le pretese edificatorie, 50% di superficie a verde, capienza tenuta a 70.000 posti, opere pubbliche e infrastrutturali finanziate dalla vendita per decine di milioni di euro. Il tutto al prezzo congruito dall'Agenzie delle Entrate".

Nell'accusa si prospettano interessi personali di funzionari politici o tecnici del Comune?
"No. Assolutamente".

Se le squadre avessero deciso di andare a San Donato che impatti economici avremmo avuto per Milano?
"Sarebbe stato un disastro. A parte che il Comune sarebbe rimasto con un impianto obsoleto, costosissimo in termini di manutenzione e utilizzabile solo per qualche concerto in estate, avete idea dell'indotto generato dalle partite di calcio?". 


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