Javier Pastore e il no all'Inter: "Dovevamo aspettarli, la Roma spinse di più"
L’ultimo appuntamento di Betsson.Sport Talks, il format di approfondimento firmato Betsson.sport, ha segnato il ritorno a casa di una delle leggende più amate del calcio rosanero: Javier Pastore, el Flaco. In un’atmosfera carica di emozione, l’asso argentino ha ripercorso le tappe di una carriera vissuta con l'eleganza e la leggerezza che lo hanno reso unico. L’intervista scava nel profondo del rapporto di Pastore con i grandi nomi del calcio mondiale e svela retroscena inediti di mercato. E tra questi, c'è il mancato passaggio all'Inter, un affare che sembrava fatto ma che poi non si è concretizzato col giocatore argentino che poi ha fatto rotta verso la Roma: “Ero vicino all'Inter. Dovevano vendere un giocatore per potermi prendere. C'erano opzioni in Inghilterra e all'estero, ma mia moglie voleva tornare in Italia e a me faceva piacere ritrovare il campionato italiano. Alla fine la Roma ha spinto di più per avermi subito, non abbiamo aspettato i movimenti dell'Inter e abbiamo scelto Roma".
Un percorso, quello europeo, iniziato sotto l'ala protettiva di Walter Sabatini, definito da Javier come un vero punto di riferimento umano: “Sabatini per me è stato un papà acquisito. Dal giorno in cui mi ha preso fino ad oggi è la persona che più mi ha seguito, chiedendomi sempre come stessero i miei genitori e di cosa avessi bisogno”. I ricordi forti, comunque, sono legati agli anni con la maglia del Palermo: "A volte mangiavo fuori il vetro del ristorante e c’erano 500 persone aspettando e guardando per due o tre ore. Fissi lì a guardarti mangiare solo perché giocavo a calcio”. Proprio per questo, il rimpianto per la finale di Coppa Italia persa resta una ferita aperta: “Mi è rimasta impressa. Mi sarebbe piaciuto tantissimo vincere un trofeo a Palermo, è un desiderio che non sono riuscito a realizzare”. Sempre relativamente ai rosanero, l'argentino guarda con ottimismo all'esito dei playoff per la promozione in Serie A: "Il Palermo è stato quasi sempre lì sopra. È vero, ci sono state partite perse o pareggiate all'ultimo che avrebbero fatto la differenza, ma sulla carta l'effettivo dei giocatori è importante per poter salire in Serie A. La cosa bella è che in città sento l'atmosfera che quest'anno si può fare, e questo è importantissimo. Forse con qualche innesto per dare l'ultima spinta si può puntare a rifarlo l'anno prossimo”.