L'enigma tattico di Diouf e la domanda da porsi in questo momento
Tra i giocatori che hanno più disatteso le aspettative in questa stagione che volge al termine c'è senza dubbio Andy Diouf. Il centrocampista francese, arrivato lo scorso agosto un po' a sorpresa dal Lens dopo il tentativo nerazzurro andato a vuoto per Manu Koné della Roma, ha inizialmente faticato a trovare spazio. Il primo impatto con il Meazza, non positivo, contro il Torino all'esordio in campionato dell'Inter, in un finale di gara già indirizzato dal 5-0 maturato in precedenza. Qualche tentativo di giocata, più di un pallone perso e la giustificazione da parte di Cristian Chivu di non averlo messo nelle condizioni giuste. Non che da allora la situazione sia migliorata sensibilmente, anzi. Per lui spiccioli di gara, a volte a risultato acuisito, altre quando c'è bisogno di un assalto finale. Come avvenuto nel derby del 23 novembre, quando l'allenatore lo gettò nella mischia con uno svantaggio da recuperare, piazzandolo per la prima volta largo a destra. Un'anticipazione di ciò che sarebbe accaduto nei mesi successivi, soprattutto dopo l'infortunio di lunga durata di Denzel Dumfries che ridusse a Diouf e Luis Henrique le uniche opzioni in fascia. Titolare solo in Coppa Italia contro Venezia e Torino, il francese ha dovuto sempre attendere la chiamata nei finali di gara ma qualche soddisfazione personale se l'è tolta. Si pensi alla rete dello 0-2 a Dortmund in Champions League, per esempio.
L'impiego che ne ha fatto Chivu altro non ha fatto che alimentare i dubbi tattici nei confronti dell'ex Lens, considerato tutto tranne un centrocampista, nello specifico una mezzala, ruolo per cui l'Inter aveva investito 20 milioni più bonus per lui. Ruolo che, per l'allenatore che lo ha visto lavorare quotidianamente ad Appiano Gentile, Diouf non era in grado di interpretare nella sua idea di calcio. Ergo, nei pochi minuti concessigli (662 in 26 partite in cui ha messo piede in campo, media di 25 minuti a gara) lo si è visto in molte altre posizioni. Nel dettaglio: 3 volte sulla trequarti a supporto della punta; una volta da esterno di centrocampo a sinistra; 5 volte da centrocampista centrale; 10 volte da esterno destro, dove probabilmente ha offerto il meglio delle sue potenzialità. Corsa, dribbling, personalità e coraggio, qualità che hanno fatto comodo alla squadra nerazzurra soprattutto nei minuti conclusivi delle partite. L'ultimo esempio contro il Como in Coppa Italia: il suo ingresso sulla fascia destra ha alimentato la spinta e l'imprevedibilità nerazzurra, spingendo la squadra verso il clamoroso ribaltone da 0-2 a 3-2.
Oggi il futuro di Diouf rimane un punto interrogativo, perché il 22enne nativo di Neuilly-sur-Seine non può essere considerato un punto di forza dell'Inter che verrà. Ma al contempo, rispetto ad altri colleghi che hanno già mostrato il loro livello e difficilmente riuscirebbero a crescere, l'ex Lens dà l'idea di essere ancora un diamante grezzo che con pazienza e lavoro potrebbe splendere. Il lavoro dovrebbe essere soprattutto tattico, perché se in Francia ha trovato il contesto ideale per giocare da centrocampista, in Italia non è stato così. Chivu non lo ha accantonato, anzi. Lo ha proposto in ruoli alternativi affinché sfruttasse le sue doti al servizio della squadra e i feedback positivi non sono mancati. La domanda giusta da porsi adesso è: vale la pena insistere su Diouf, trattenendolo a Milano e cercando di inquadrarlo tatticamente? Il dubbio è lecito, ma i tifosi sembra che vogliano dargli ancora fiducia. Lo rivela l'esito del sondaggio in cui è stato chiesto chi, tra Diouf, Luis Henrique e Davide Frattesi (tutti giocatori che a modo loro non hanno convinto del tutto) meriterebbe di rimanere all'Inter. Ebbene, zero dubbi: quasi il 70% delle preferenze è andato al francese. Quasi un plebiscito.