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Samaden: "Atalanta e Inter, ecco la differenza. Da Esposito a Dimarco, tanti talenti visti. Ma il più inespresso è Vanheusden"

di Egle Patanè

Lunga intervista rilasciata al quotidiano Giorno dell'ex responsabile del settore giovanile dell'Inter, ora dell'Atalanta, Roberto Samaden che ripercorre anche il suo passato all'Inter, dove ha visto nascere talenti calcistici che il football italiano si è già goduto e si sta godendo. 

È stato facile all’inizio per lei che arrivava dall’Inter?
"La differenza è nella 'produzione' dei calciatori. Pensiamo alla nostra dimensione, si capisce che sia più facile qui per i giovani starci, crescere e trovare spazi. Da questo punto di vista l’Atalanta ha una grandissima tradizione, qui entrano nel settore giovanile a 8-10 anni. Questo mi ha chiesto la famiglia Percassi all’inizio: formare ragazzi legati al territorio affinché potessero giocare tanti anni. I nostri giocatori sono riconoscibili ovunque anche per il comportamento fuori dal campo, da Carnesecchi a Scalvini".

A proosito: Palestra è in prestito al Cagliari. A fine stagione l’Atalanta riuscirà a trattenerlo nonostante le 'big' si siano già fatte avanti?
"Difficile rispondere, ci sono Toni d’Amico e Fabio Gatti che faranno le valutazioni del caso. So per certo che l’Atalanta in questo è europea, le cose vengono fatte con logica. Non è casuale che ci si trovi su un’isola felice. Stando qui capisco perché procede tutto bene, il club è un modello all’esterno".

Risposta secca: il talento migliore visto in oltre 30 anni…
"Tanti, sia all'Inter che qui: dai fratelli Esposito e Carboni, a Dimarco, Bonazzoli, Di Gregorio. Chiaro, viene facile pensare a chi oggi è in prima squadra. Però dico pure Luca Caldirola, capitano da 8 a 19 anni, un talento anche a livello di comportamento. E Giani, mancato pochi giorni fa".

Non ha citato Balotelli…
"Ma no, Mario è stato un grande talento, gli sono affettivamente legato... Oggi è facile dire Pio Esposito o Valentin Carboni, piuttosto che Scalvini o Carnesecchi, perché sono esplosi in prima squadra".

E quello 'inespresso'?
"Fra quelli che sto crescendo non li ho visti. Ora lavoro su bambini di 8-10-12-14 anni. Però a pensarci bene un calciatore straordinario che ha smesso presto, Vanheusden, classe ’99. Uno dei giocatori più sfortunati che abbia conosciuto".

Cosa farà da grande Roberto Samaden?
"Io sono gratificato del lavoro che faccio, ho vissuto un’esperienza grandissima all’Inter e non smetterò mai di ringraziare Massimo Moratti che mi ha fatto crescere nell’ambiente. Quando ho cambiato ho avuto la fortuna di intraprendere una nuova parte del mio percorso di lavoro che è quello che volevo, un’unicità del settore giovanile. Ho una certezza, non mi staccherò mai dai giovani".


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