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Sammer: "Dell'Inter conservo solo ricordi meravigliosi, ecco perché dissi addio. Chivu? Gli faccio il complimento più grande possibile"

di Alessandro Cavasinni
Fonte: Gazzetta dello Sport

La parentesi nerazzurra è stata breve e non particolarmente esaltante per Matthias Sammer, che invece ha trovato molta più soddisfazione nel Borussia Dortmund, del quale oggi è consulente esterno. Le sue dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport.

Cosa ricorda del suo breve amore con l’Inter?
"Prima di tutto il primo compleanno di nostra figlia, alla fine di settembre, che abbiamo festeggiato a Cernobbio. Con noi c’era anche il compianto Totò Schillaci. Amo Milano, così come l’Italia, e conservo solo ricordi meravigliosi di quel periodo, anche se breve. Indimenticabili le partite a San Siro con i fantastici tifosi dell’Inter".

Cosa non ha funzionato?
"In realtà aveva funzionato tutto: allora, stagione 1992-93, avevo segnato 4 gol nelle prime mie 7 partite di campionato. Eravamo tutti felici. Poi ci furono i gravi infortuni di Fontolan e Schillaci. Darko Pancev, quarto straniero, passò di colpo dalla tribuna alla formazione titolare. All’epoca erano ammessi in campo solo tre stranieri per squadra, mi ritrovai improvvisamente fuori. E per me quella situazione era insostenibile. Sapevo che dovevo giocare per continuare la mia crescita. Quindi l’unica possibilità era lasciare l’Inter. L’allora presidente Ernesto Pellegrini lottò per tenermi: per me fu molto difficile. Ma lasciare l’Inter per andare al Borussia fu la decisione giusta".

L’Inter e il Borussia Dortmund hanno giocato le ultime tre finali di Champions senza vincerle. Cosa manca? Il divario con i club di vertice è troppo grande?
"Poter giocare le finali è un grande risultato. Questo dimostra la forza dell’Inter e del Borussia Dortmund nel calcio europeo. Stasera potrebbero ancora qualificarsi agli ottavi, è fondamentale avere tutto nelle loro mani: sappiamo tutti cosa c’è in gioco in questa partita. È questo che la rende così emozionante".

Al suo debutto come allenatore in Bundesliga lei è arrivato terzo e poi l’anno dopo ha vinto il titolo. Anche Chivu è alla prima stagione dall’inizio in A. Quali sono le difficoltà per un giovane allenatore, in un club di alto livello, e quali consigli può dargli?
"Trovo che sia in campionato sia in Champions si riconosca lo stile dell’Inter nel suo sistema 3-5-2. Chivu sta portando avanti questo sviluppo in modo eccellente. Sta facendo un ottimo lavoro, e questo è in realtà il complimento più grande che si possa fargli".


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