Sebastiano Esposito: "L'Inter con Conte il livello più alto mai toccato. A me la comfort zone non è mai piaciuta"
È Sebastiano Esposito il protagonista della quarta puntata di 'Podcast', il podcast ufficiale del Cagliari Calcio. Un incontro dove l'attaccante di scuola Inter parla di tanti aspetti: il calcio, la vita privata, il pensiero sulla sua professione e il modo di intendere quella che è una passione condivisa a livello planetario, ma con tante sfaccettature. E ancora la carriera ripercorsa dagli inizi fino allo sbarco in nerazzurro, arrivando alla scelta decisa di sposare il Cagliari. Parlando del suo passaggio all'Inter, Seba racconta: "Avrei potuto andare lì già quando arrivammo a Brescia, volevano che giocassi con loro un torneo a Praga. Ma mio padre disse no perché avevamo dato la parola al club biancoazzurro. Ci siamo trovati benissimo lì, la mia famiglia ci vive ancora; ma dopo tre anni il club aveva problemi per via della morte di Luigi Corioni, e non poterono più mantenere la promessa data. C'erano due opzioni: la Cremonese e l'Inter. Noi tutti volevamo andare all'Inter, ma c'erano da trovare tutti gli accordi. Grazie a Roberto Samaden per fortuna trovammo l'intesa e ci portò tutti lì. Quando entrai a Interello mi dissi: 'Wow...', quasi quasi ci credevo di più. Ho fatto otto anni nelle giovanili, poi nel 2017 feci doppietta con la Primavera alla mia prima partita e due anni dopo, per via del casino di Mauro Icardi, feci l'esordio in Inter-Eintracht Francoforte in Europa League. Poi andai a fare l'Europeo U17 perdendo la finale, dopodiché feci il ritiro con Antonio Conte. Sono stati i primi passi ma quello fu il livello più alto mai toccato. Dopo 15 presenze con l'Inter, avevo alcune offerte in Serie A ma volevo giocare e tanto, quindi decisi di andare in Serie B".
Quell'anno, si divise tra la Spal e il Venezia, dove conquistò la promozione in A: "In quel momento venni etichettato perché nel calcio alcune cose non vengono passate. Non avevo la testa al massimo, ero anche immaturo ma a 18 anni ci può stare; il 70% era per colpa mia, il 30% poteva essere gestito meglio. Per togliermi l'etichetta andai all'estero. Finii a Basilea, città che mi è rimasta nel cuore; mi sono trovato benissimo lì, tutti mi volevano bene. Feci un buon anno, però non mi piace la comfort zone, tutti mi dicevano che non faceva per me. Andai all'Anderlecht, dove mi trovai abbastanza bene. La struttura è devastante, la cultura estera nel calcio è un altro mondo. Andammo bene in Europa ma in campionato eravamo terzultimi, ci fu contestazione coi tifosi che una volta fecero sospendere una partita con l'Anversa mentre stavamo perdendo 3-1. Da lì andai a Bari e poi alla Sampdoria, squadra della quale mi sono innamorato".
Poi, l'arrivo a Cagliari: "Sono sempre stato uno caloroso, mi piace il rapporto con la gente; avere l'ambiente caldo, fastidioso anche per gli ospiti. Tutti mi hanno parlato benissimo di Cagliari. Poi ci sono state dinamiche con mister e direttore sportivo Guido Angelozzi che è stato una parte fondamentale per portarmi qui, e infine il presidente. Un apporto lo ha dato anche l'avvocato Antonio Romei che era l'ex avvocato della Sampdoria, doriano anche lui, che guardava tutte le mie partite alla Sampdoria".