Zamorano: "L'Arsenal ruba l'occhio, ma l'Inter può farle male. Chivu? Perfetto per questo momento. Su Lautaro, Esposito e Barella..."
Fonte: Gazzetta dello Sport
Cinquantanove anni compiuti l'altro ieri e ancora tanta Inter addosso: Ivan Zamorano, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, parla della stagione dei nerazzurri, con focus particolare sul match di stasera.
Zamorano, l’Arsenal è l’avversario più tosto che poteva capitare in questa Champions?
"Diciamo che è la squadra che ruba più l’occhio in Europa oggi, però non è certo invincibile: ha anche debolezze e negli ultimi match ha faticato molto. L’Inter può farle male, soprattutto se San Siro ti esalta".
Le piace la nuova era, quindi?
"Mi sto godendo la crescita enorme, sorprendente, dell’allenatore. Arrivava da anni in cui il suo obiettivo era la formazione dei giocatori, non la vittoria. Per mentalità, conoscenza dell’Inter, competitività su tutti i fronti, è perfetto in questo momento. Sta dando sempre più la sua impronta: piace anche ai giocatori, e si vede".
Da 9 a 9, che idea si è fatto di Pio?
"Ha un futuro luminoso davanti, quanto non possiamo ancora dirlo. Da tantissimo tempo, però, non parlavamo di un centravanti “naturale” come lui e... italiano: sarà il 9 azzurro e, se ancora non gioca titolare nell’Inter, è solo perché davanti ha due “mostri” come Lautaro e Thuram. Ora è il momento della pazienza, stare vicino a chi è più grande gli servirà al momento opportuno".
Quale è la dote di Lautaro che la colpisce di più?
"Tre. La prima: lo stile “guerriero”. Non dà una palla per persa, ed è raro trovare questa fame in una punta. È generoso, altruista: se deve fare 20-30 metri per aiutare, non si tira indietro. Seconda: la capacità di far respirare e sostenere la squadra in qualunque zona del campo. Nei momenti di difficoltà, i compagni sanno che possono appoggiarsi su di lui e Thuram. Terza: il gol nel sangue, nella testa, nel corpo. Lui i gol li respira. In ogni circostanza, dentro o fuori area, ha un radar che gli dice dove sia la porta avversaria".
Oltre a Lautaro, chi vede decisivo in questa Inter?
"Come leadership, Lautaro spicca, lo ripeto. Poi mi piace molto pure Barella, fondamentale per dare equilibrio. Magari non ha la stessa capacità del capitano di guidare il gruppo, ma è una bussola pure lui: quando c’è da attaccare, arriva da dietro; quando c’è da difendere, è generoso; quando bisogna farsi sentire, alza la voce".