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Zanetti: "Speravo di rimanere all’Inter il più possibile, mai avrei pensato..."

di Egle Patanè

"Al fischio finale, quando ho visto la gioia di tutti i nostri tifosi interisti. E poi andare a fare le interviste e vedere le immagini di Milano che si riempiva di persone, da Piazza Duomo in poi". È questa appena descritta, l'immagine legata alla notte di Madrid del 2010 a cui è più legato Javier Zanetti, come racconta lo stesso ex capitano alla Gazzetta dello Sport.

Cosa rese possibile il Triplete
"Un gruppo di giocatori che era prima di tutto un gruppo di uomini, con grande senso di appartenenza e ricordandosi sempre la maglia che indossavamo. Era un orgoglio per tutti noi difendere i colori dell’Inter in qualsiasi parte del mondo, con un grande condottiero come José Mourinho. È stato lui a convincerci che vincere tutto era possibile: aveva ragione".

È arrivato all’Inter nell’estate del 1995: che aspettative aveva? 
"Quando sono arrivato speravo di rimanere all’Inter il più possibile. Mai mi sarei immaginato, però, che quella partita nel 1995 sarebbe stata la prima di 858 gare con la maglia nerazzurra. Per me questa società è una famiglia e lo sarà sempre: il legame è qualcosa che va oltre la questione professionale, ma abbraccia il sentimento mio e dei miei familiari. Mi auguro di poter continuare e di avere tanti altri successi".

Che idea aveva dell’Inter quando ci è arrivato? 
"L’idea che avevo arrivava da mia mamma. La mia famiglia è tifosa dell’Independiente e mi raccontava le finali di Coppa Intercontinentale del 1964 e 1965 (allora si giocava andata e ritorno, ndr). Quando sono arrivato, ricordo di aver parlato di quelle partite con Giacinto Facchetti, Mazzola, Luis Suárez, Angelillo e Corso: mi raccontavano che erano state sfide durissime, soprattutto quelle in Argentina. Confrontarmi con loro è stata una cosa bellissima".

Quando ha capito che non avrebbe più lasciato l’Inter? 
"Ho sempre messo sulla bilancia come mi trovavo io all’Inter. Nel corso degli anni sono arrivate richieste da club importanti, ma per me ha sempre prevalso come mi trovavo lì. Io ero felice in nerazzurro, anche nei momenti in cui non si vinceva, e mi piaceva rappresentare il club. Quindi sono sempre rimasto".


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