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A furia di ripeterlo ci crediamo pure noi. Ma a che gioco stiamo giocando?

di Egle Patanè

Se fosse un post Instagram, 'no caption needed' sarebbe la perfetta didascalia ma purtroppo qui non siamo sui social e quella di cui parliamo è la realtà. Una realtà assurda, anacronistica, quasi distopica. Ma partiamo dall'inizio e rifacciamolo con la complicità del tempo di rivedere le immagini alla tv, alla luce di commenti e considerazioni fatte qui e lì da addetti ai lavori ed esperti del settore, ma anche con sentimenti raffreddati e una ratio maggiore quindi la possibilità di un'analisi più accurata. O almeno quello è l'intento. Ogni discorso parte dalla necessità di discernere in due le dissertazioni a proposito della partita andata in scena ieri pomeriggio a San Siro: da una parte c'è la questione arbitrale, dall'altra la radiografia alla prestazione della squadra di Chivu. Difficile scinderle nel risultato finale, questo fortemente indirizzato in primis dalla seconda variabile, ma anche, e addirittura con maggiore incidenza, viziato dalla prima. 

Soffermarsi su discorsi puramente calcistici è oggi difficile. Altresì doveroso è passare dalla, pur sintetica quanto fondamentale, sintesi secondo la quale l'Inter oggi piange, si rammarica e s'infiamma - giustamente diremmo - per due punti sì strappati, ma anche di un pareggio che tale non sarebbe stato se solo i ragazzi di Chivu in campo avessero capitalizzato qualche tiro in più dei 13 totali fatti o gestito meglio qualche pallone in più dei 41 toccati nell'area avversaria. Ancora una volta l'Inter fatica prima a sbloccarle, poi a chiudere le partite, e ancora una volta paga dazio sotto i colpi di un cinismo che gli altri hanno e dalle parti del Meazza nerazzurro latita. Troppi pochi gol per le occasioni che crea, per quanto clamoroso sembri guardando al numero di gol fatti. Eppure senza Lautaro, l'Inter non sembra Inter. Ma questo è un discorso che affronteremo in altra sede e qui liquidiamo facilmente, pur non volendo sottrarle importanza... tutt'altro! La liquidazione facile dell'argomento in questione è dettata difatti dal semplice, ma veritiero come pochi, cliché secondo cui gli episodi indirizzano le gare. E l'episodio in questione è il fallo-non fallo di Sulemana su Dumfries e il gol convalidato da Manganiello in primis e dalla coppia Gariglio e Chiffi al VAR in secundis: gol di Krstovic per l'Atalanta e 1-1. Chivu è stato espulso e San Siro, già esploso, rumoreggia ancora nonostante gli interisti in campo siano già dalla parte opposta. È l'87esimo, e Frattesi che viene atterrato da Scalvini a due passi da Carnesecchi e da Manganiello che fa cenno - inequivocabile - di proseguire: anche in questo caso per il fischietto di Pinerolo non c'è nulla al netto di un evidente tocco di Scalvini sul centrocampista dell'Inter che anche Marelli, a DAZN, definisce "lieve". Ma che lo stesso Marelli, in un Inter-Verona su uno stesso identico tocco di Darmian sull'avversario, sanzionato con il calcio di rigore, ha definito corretta la lettura dell'arbitro. Ma non è finita: qualche secondo dopo, Denzel Dumfries rincorre Ederson nel tentativo di recuperare palla: entrambi finiscono a terra dopo un contrasto, il direttore di gara fischia punizione a favore della Dea e nel silenzio più totale e un solo replay la gara finisce senza attenzionare ancora un errore di arbiraggio: con Ederson che va diretto sulla tibia di Dumfries e non il contrario. 

Ma questa è solo la cronaca di una serata nera per Manganiello che pasticcia una partita in maniera evidente con la sua prestazione ma con la stessa evidenza altera il risultato di una partita che finisce con l'assegnare all'Inter due punti in meno in classifica, che non verranno colmati, come nel caso Ndicka dello scorso anno, con delle scuse a Open VAR. Il problema torna ad essere, esattamente come nei casini del derby d'Italia, la fantomatica 'discrezionalità' dell'arbitro: l'innegabile impossibilità di stabilire, secondo le regole attuali, entro quali limiti e paletti debba orientarsi la valutazione soggettiva arbitrale. Ciò che ieri era rigore oggi non lo è più salvo poi tornare ad esserlo tra qualche settimana e tutto continua ad essere un infinito walzer di errori, alterazioni, discussioni, polemiche e chi ne ha più ne metta, finendo a parlare di tutto fuorché di calcio. Ancora oggi dopo Inter-Atalanta, come qualche settimana fa dopo Inter-Juve e come la scorsa settimana per Milan-Inter (volendo circoscrivere il discorso esclusivamente alla squadra nerazzurra). "Non è un contatto clamoroso, ma ne abbiamo visti tantissimi fischiati. Sembra che l’interpretazione sia cambiata improvvisamente e questo può inevitabilmente generare polemiche", ha detto Marinozzi a DAZN a proposito del fallo su Frattesi cogliendo perfettamente il centro. Eppure c'è chi parla e ha parlato di Marotta League, concetto di cui non se ne capisce bene la logica di funzionamento e che tanto vorremmo spiegato da osservatori e studiosi del fenomeno. Fenomeno del quale persino gli interisti si sono lasciati imbambolare e altro livello del Fantabosco che meriterebbe a sé una riflessione nel dettaglio, ma che basta a testimoniare quanto la situazione sia pericolosamente sfuggita di mano.

Fischiare un fallo a favore dell'Inter appare improvvisammente una questione di vita o di morte, testimonianza di quanto complicato sia diventato - dopo il derby d'Italia - fischiare a favore dei nerazzurri è l'indecisione palpabile di Manganiello in Inter-Atalanta sul presunto fallo-non fallo su Dumfries, rimasto lì titubante pur avendo già il fischietto in bocca. Come scontato è stato per Doveri che quello di Ricci fosse 'congruemente attaccato al corpo' al derby. Insomma, a furia di parlarne abbiamo cominciato a crederci pure noi e persino Marotta ieri sera ha preferito tacere onde evitare ulteriori polemiche inutili, in vista di un più discreto e meno assaltato confronto arbitri-club in programma per lunedì 24 marzo durante il quale ci sarà modo di riaffrontare l'argomento tra le parti coinvolte. Tuttavia resta singolare il totale mutismo da parte della società che ha optato per l'assoluto silenzio stampa e l'altrettanto singolare minimizzazione su quanto accaduto ieri pomeriggio a San Siro, che niente ha a che vedere con le lacune della squadra che sì, ci sono, sì andranno analizzate e anche dibattute, ma prima la domanda è: a che gioco stiamo giocando?


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