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Balotelli? Francamente, me ne infischio...

di Fabio Costantino

Non dovrei, eppure ogni volta che c’è di mezzo Mario Balotelli riesco sempre a farmi cogliere impreparato. Il piccolo Mario continua a farne di tutti i colori, un po’ come Denis la minaccia, la peste capace di tutto senza la minima consapevolezza delle conseguenze delle sue marachelle. Avevamo da poco messo alle spalle il lungo periodo dietro la lavagna che il ragazzo aveva trascorso prima di tornare contro il Bologna, ed ecco una nuova puntata del ‘Balotelli Show’. Stavolta però Mario l’ha fatta davvero grossa, nulla a che fare con il teatrino (fastidioso, ma accettabil) messo su assieme a Valerio Staffelli e a una nefasta maglia rossonera. Dare del ‘figli di put…’ ai tifosi dell’Inter, nella serata più indimenticabile degli ultimi anni, è un’iniziativa a dir poco oscena, soprattutto se ‘arricchita’ dal lancio a terra della sacra maglia nerazzurra. Un’offesa a pubblico (ufficiale), passiva di punizione. Dopo il putiferio e la presa di posizione della Curva Nord, che in pratica ha cancellato Balotelli dalla sua ‘rosa’ nerazzurra, come se la sua presenza depauperasse il valore di tutta la squadra, almeno a livello umano. Le scuse non sono tardate, Mario ha detto di essere esasperato, di aver perso la testa e così via.

Ci può stare che un giovane, sotto stress, commetta degli errori di cui poi si pente. Succede a tutti i 19enni del mondo, solo perché lui guadagna centinaia di migliaia di euro non può esimersi da questa fisiologica condizione giovanile. Il problema è che ormai è davvero difficile, anche con le scuse e tutte le attenuanti di questo mondo, ricucire l’ormai famoso strappo con la tifoseria. Prima il problema era con la società, e si è risolto tra le mura di Appiano Gentile. Ma stavolta la situazione è pubblica, fuoriesce dai confini di casa Inter e attecchisce nella passione dei tifosi della Beneamata, ‘traditi’ dal comportamento del loro beniamino. In questi giorni ci stanno scrivendo molti tifosi delusi, ma c’è qualcuno che ancora è dalla sua parte, chiede pazienza in virtù di un talento fuori dalla norma. Interpretando, credo, anche il parere dei vari Moratti, Mourinho e il resto della ciurma dirigenziale del club. Balotelli va recuperato, ha limiti caratteriali impressionanti ma il tempo, come suggerisce Cassano (che se ne intende di impulsività sul rettangolo di gioco), è galantuomo e risolverà ogni danno. Comprese le difficoltà caratteriali che soffocano il talento di Balotelli. Raiola non ha mai detto che vuole portare il ragazzo lontano dall’Inter, ma neanche sta facendo molto per convincerlo a cambiare rotta, a essere professionale e a rispettare le consegne.

L’idea di un una causa per mobbing è ridicola, ma l’agente sembra abbia in mente di discutere con Moratti del futuro di Balotelli a fine stagione. Le sue parole sanno già di rottura definitiva, quasi stesse solo aspettando la fine di questa stagione per portarlo altrove, come fatto con Maxwell e Ibrahimovic. Se Raiola parla di situazione compromessa, in pratica anticipa le sue intenzioni. E le scuse pubbliche di Mario mi sanno quasi di paracadute in vista della conclusione di questa logorante (non solo fisicamente) stagione. Nubi in vista, insomma, sul futuro nerazzurro del giovane bresciano. Ma non è una sorpresa, era chiaro da tempo che le parti (Balotelli e l’Inter) stavano vivendo una fase complicata. Se davvero il giocatore è convinto di essere un fenomeno che deve giocare a prescindere, all’Inter pr lui non c’è più posto. Nella squadra di Mourinho gioca solo chi si impegna e offre garanzie giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Con il portoghese anche un mostro sacro come Eto’o ha assaporato il gusto amaro della panchina, chi è Balotelli per non accettare un’imposizione di questo tipo? È circondato da gente saggia, che non si lascia andare sfoghi pubblici e gesti offensivi, anche se sotto pressione. Invece di apprendere da chi gli sta accanto, Balotelli è sempre andato avanti per la sua strada.

La scorsa stagione, quando intimò a Cristiano Ronaldo di alzarsi dopo un contrasto, interpretammo quel gesto con entusiasmo, quasi a lodare la personalità di Mario. Ci sbagliammo tutti, perché non si tratta solo di personalità, ma di presunzione. Un pizzico fa sempre bene per chi ha i mezzi che la giustifichino, una montagna è controproducente e alimenta antipatia e insofferenza. Ora non so come andrà a finire, e in questo momento, come direbbe Clark Gable in ‘Via col vento’, francamente me ne infischio. Ho la testa all’Atalanta, al Barcellona, al sogno Madrid, alla rincorsa scudetto. Troppi pensieri per trovare spazio al pericoloso meccanismo innestato da Balotelli e dal suo entourage. Se poi servirà a compattare ancora di più il gruppo nerazzurro, come accaduto finora, sarà comunque ben accetto.


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