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Bastoni, Calha e Pio, non siate decisivi. Altrimenti gli altri di cosa parlerebbero?

di Simone Togna

Se pensate di leggere in questo editoriale le solite frasi fatte o quello che forse i più si auspicherebbero di trovare, ve lo dico subito, uscite subito e non andate avanti. Domenica c’è Milan-Inter e io voglio analizzare il derby giornalisticamente. Nel modo più oggettivo e distaccato possibile. Questo non significa che il mio pensiero sia la verità assoluta, ci mancherebbe. Ma quantomeno cercherò di essere il più oggettivo e razionale possibile.

È normale che i tifosi che siano offuscati dal bene per la propria squadra. E che chi non vinca da tempo, nel vedere che gli acerrimi rivali continuino a starti davanti senza se e senza ma, sia semplicemente più che frustrato a livello sportivo. Ma la verità è che conta solo una cosa: conquistare lo scudetto. Certo, qualora l’Inter battesse il Milan se lo cucirebbe praticamente definitivamente sul petto, accadesse il contrario invece la Serie A resterebbe sulla carta aperta. Ma l’obiettivo reale di tutti deve essere il Tricolore. Lo sa Chivu, lo sa Allegri. Lo sanno tutti. Poi che uno esulti di più nello sconfiggere questa o quella squadra è semplicemente umano. Ma è andare in Duomo a maggio la vera goduria. Se la tua stagione parte per alzare al cielo più trofei possibili o quantomeno per essere competitivo su tutti i fronti, ma poi svolta solo se batti Juventus e Milan – chiudendo però a zero titoli – significa sostanzialmente che hai fallito. E se ne sei contento vuol dire pure che non sei più un top club di livello internazionale, ma rappresenti una provinciale.

Domenica i ragazzi di Chivu affronteranno una buona squadra, inferiore a loro nell’undici titolari e nei panchinari. Lo dice la classifica attuale, lo dicono gli stessi calciatori del Diavolo. Nella gara secca tutto può accadere, l’esempio più recente è il Bodo/Glimt che ha eliminato con pieno merito i nerazzurri dalla Champions. Ma dopo la stracittadina il campionato mica sarà finito, anzi. Mancheranno 10 partite, con 30 punti da conquistare. E se l’Inter fa l’Inter, oggettivamente, il Milan e i suoi tifosi col microfono potranno solo vincere il campionato del rosicamento. Continuo, parziale, stucchevole. Se poi alla fine a trionfare dovessero essere Leao e compagni meriterebbero solo applausi, perché andrebbero a ridurre un distacco importante (e nel caso lì si dovrebbe comunque fare un giusto processo all’Inter).

Domenica, se vogliamo dirla tutta, ci si giocano 6 punti. Quindi è chiaro che non sia un match come gli altri. Ma ridurre tutto a questi 90’ sarebbe a mio avviso sbagliato. Già però che non si scriva: “E, ma manca Lautaro” mi piace. Non si cercano alibi, né scuse in casa nerazzurra, giusto così. Chi potrebbero essere gli uomini decisivi? I candidati sono molti. Se Bastoni decidesse la partita quella frustrazione rossonera di cui accennavo prima arriverebbe ai massimi livelli. Ma lo stesso discorso varrebbe pure per Calhanoglu, reo solo di essere andato in una squadra superiore perché oltre a offrirgli un progetto sportivo migliore lo pagava di più. E che dire di quel Pio Esposito che qualcuno sosteneva essere più scarso di Camarda (al quale auguro una brillante carriera). Ci vogliamo mettere pure l’interista Dimarco? Buon derby a tutti.


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