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Chivu avrebbe meritato altro

di Stefano Bertocchi

L'Inter chiude la sessione di mercato di gennaio senza averla mai aperta. Almeno in entrata. Perché dalle parti di Appiano Gentile non si è visto nessun volto nuovo per la prima squadra, a meno che non si parli (per comodità e convenienza) di quella del futuro. Gli unici due acquisti completati per inaugurare il 2026 sono stati il difensore croato Leon Jakirovic, destinato ad essere 'sgrezzato' dall'U23 di Vecchi, e il centrocampista francese Yanis Massolin, prelevato dal Modena e pronto a restarci fino al termine della stagione. Hanno invece fatto le valigie Valentin Carboni (volato in Argentina in prestito secco al Racing Avellanda) e il fratello Franco (interrotto il prestito con l'Empoli e avviato quello al Parma), ma anche Tomas Palacios e Kristjan Asllani, ceduti con la formula del prestito con diritto di riscatto a Estudiantes e Besiktas. 

Conclusione: si è fatto troppo poco, per non dire nulla. I nomi accostati al Biscione da carta stampata, esperti di mercato e tv sono stati tanti. E tutti hanno un minimo comune denominatore: il niente di fatto. Da Joao Cancelo a Moussa Diaby, passando per Brooke Norton-Cuffy, Ivan Perisic e Curtins Jones: l'Inter non è stata in grado di chiudere una trattativa e di fare un meritato regalo a Cristian Chivu, impegnato su tre fronti con la rosa che - eccezion fatta per gli innesti estivi Pio Esposito, Petar Sucic, Ange-Yoan Bonny, Luis Henrique, Andy Diouf e Manuel Akanji - è grosso modo quella della passata stagione nell'undici tipo (l'unico intoccabile è l'ex City). Quella rosa capace di lottare su tutti i fronti fino all'ultimo ma anche di chiudere l'anno in maniera disastrosa. 

Il romeno si è rimboccato le maniche, ha dato nuova energia ad un gruppo spremuto, l'ha ricompattato e ha iniziato a lavorare sul campo, aggiungendo le sue idee di pressing alto e verticalità per plasmare l'ormai ferreo 3-5-2 che ha accompagnato l'Inter anche sotto la guida di Antonio Conte e Simone Inzaghi. La 'telenovela Lookman' aveva fatto trasparire la volontà di plasmare il modulo tattico in un 3-4-2-1, poi definitivamente abbandonato dopo il nulla di fatto - un fatto strano di questi tempi (ride, ndr) - per il nigeriano, da poche ore nuovo rinforzo dell'Atletico Madrid. 

Nel mese di gennaio la triade Beppe Marotta, Piero Ausilio e Dario Baccin è andata alla ricerca delle famose "opportunità" che poi - ecco il plot twist... - non ci sono state. Come non ci sono stati i giusti incastri con gli altri club, vedi la cessione di Davide Frattesi al Nottingham Forest e l'arrivo di Jones dal Liverpool. Nota a margine: dal momento dell'apertura al trasferimento, portare l'inglese a Milano doveva diventare una priorità. Serviva ovviamente una formula diversa dal prestito con diritto di riscatto, la stessa che permette ai dirigenti nerazzurri di essere convinti di aver ceduto dei giocatori che poi rischiano invece di ritrovarsi di nuovo a libro paga qualche mese più avanti.

"L'emergenza" - che per Marotta non esiste, come affermato pubblicamente a più riprese davanti ai microfoni - riguarda la fascia destra, dove Denzel Dumfries non si vede ormai da novembre e dove tornerà a sgroppare tra fine febbraio ed inizio marzo. In tutti questi mesi Chivu si è affidato più volte a Luis Henrique, ha inventato Diouf e adattato Carlos Augusto: a Cremona il brasiliano era out e l'Inter aveva a disposizione solo due esterni di ruolo, ma a pochi minuti dal fischio d'inizio si continuava a negare l'evidenza sostenendo che non ci fosse alcuna emergenza. Non è così. L'emergenza c'era e c'è ancora, ma Chivu sta riuscendo a nasconderla. E anche per questo avrebbe meritato altro. 


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Mercoledì 4 febbraio