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Dopo i playoff vedremo chi è da Inter

di Simone Togna

L’Inter sicuramente ha vissuto un periodo di flessione nel mese di marzo. Lo dimostrano prestazioni e risultati. Ci sono stati poi ben quattro gravi errori contro i nerazzurri nelle ultime tre partite – il mani di Ricci in area del Milan, il fallo su Dumfries nel gol dell’Atalanta, quello su Frattesi per un rigore enorme non fischiato e il braccio galeotto di Pongracic della Fiorentina. È vero che l’AIA ha riconosciuto solo un abbaglio, ritenendo corrette le altre decisioni, ma è altrettanto vero che tutti abbiamo gli occhi per vedere e sappiamo leggere. La verità, come sottolineato da Marotta, è che ci sono troppe difformità nelle decisioni dei direttori di gara. Se poi ci aggiungiamo che il livello non sia così alto, capiamo perché ogni settimana c’è una polemica.

Se guardiamo la classifica, come ripetuto da tutto il mondo interista, nessuno si sarebbe aspettato di essere lì, con 6 e 7 punti di vantaggio sulle rivali, a questo punto della stagione. Io però in questo caso ribalterei la prospettiva, perché bastava davvero fare punti nelle ultime partite e lo scudetto sarebbe già stato cucito sul petto. Non ci si deve cullare su quanto fatto, né tantomeno avere timore di un possibile psicodramma. Tutto è ancora aperto e possibile. Ma la matematica non mente.

Hai almeno due partite di vantaggio, il che potrà risultare fondamentale. Soprattutto però alla ripresa potrai contare – toccando ferro – su Bastoni, Calhanoglu (sperando che non abbia nulla al polpaccio) e Lautaro – cioè su tre pilastri del gruppo di Chivu che alzeranno per forza il livello qualitativo nerazzurro. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. È inutile piangere sul latte versato, come temere una disfatta epocale. Non ci sono alibi, anche perché la forza della squadra non può essere svanita in mese. Aspettiamo la fine di questi playoff e poi vediamo chi è da Inter. 


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