E se sarà doblete?
Obiettivo doblete. Stasera l'Inter scende in campo a San Siro per il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro il Como dopo lo 0-0 dell'andata: con lo scudetto ormai a un passo, i nerazzurri intendono raggiungere la finale di Roma per provare a portare a casa due trofei. Sarebbe, in qualche modo, una sorta di "risarcimento" per la passata stagione, quando Inzaghi e i suoi rimasero a mani vuote dopo aver accarezzato addirittura il sogno Triplete.
Stavolta il "percorso" in Champions si è fermato subito e questo ha dato più energie, sia fisiche che mentali, per provare a centrare la doppietta interna. Inutile far finta di nulla: le premesse erano tutt'altro che rassicuranti. L'Inter arrivava appunto da una sorta di trauma per il finale del 2024/25 e in panchina si è ritrovata con un semi-debuttante, con tutte le legittime incognite del caso.
No, non è vero che l'Inter partiva con i favori del pronostico. Chivu doveva rincollare umore e spogliatoio, a pezzi dopo la tripla delusione. E doveva fare i conti anche con sé stesso: nessuno, lui compreso, potevano prevedere alcunché sull'impatto che avrebbe avuto la sua nomina ad allenatore della squadra. Una scommessa che solo oggi, a un passo dal 21esimo scudetto, si può dire con certezza sia stata vinta. Ma pur sempre di scommessa si trattava.
E gli altri? L'Instant-Milan di Allegri e il Napoli scudettato e super-rinforzato di Conte? Desaparecidos. Ma tanto l'importante è arrivare in Champions League, giusto? E la Juve milionaria di Spalletti? Idem. E non importa se, il giorno della nomina del tecnico di Coverciano, dopo 9 giornate di campionato, i bianconeri erano appena 3 punti dietro l'Inter, mentre ora sono sotto di 15.
Tutti felici. Tutti contenti. Tanto solo l'Inter era obbligata a vincere (ride). Se sarà doblete, però, farà doppiamente male.