In Serie A una partita può durare anche tre giorni
Quanto dura una partita in Serie A? Se il tempo effettivo di gioco è un problema annoso per il nostro calcio, soprattutto se messo in relazione a quello dei migliori campionati europei, in Italia c’è una questione ancor più radicata culturalmente, ovvero quella relativa a ciò che accade dopo il triplice fischio. In principio fu la moviola, poi è stato il turno de 'Il Processo del Lunedì', infine si è arrivati a prolungare i discorsi attorno a un match fino a martedì, la data di pubblicazione di 'Open VAR' e 'Bordocam', format confezionati da DAZN che li ospita sulla sua piattaforma. Con il rischio che un match giocato sabato sera abbia una coda lunga tre giorni (è successo, per esempio, per l'ultimo derby d’Italia Inter-Juve). Ore ore in cui si vivisezionano pochi secondi di un incontro di cento minuti, cronometro alla mano, in cui il pallone è rimasto in campo poco più di 50. Anziché parlare di tecnica (una volta i replay erano utili soprattutto per rivedere una bella giocata) e di tattica (le telecamere a disposizione permettono approfondimenti interessanti) ci si concentra solo sull’operato degli arbitri, in campo e all'International Broadcasting Centre di Lissone.
Tutti argomenti che contribuiscono a creare una narrazione parallela al calcio giocato perché, per forza di cose, decontestualizzati. Innanzitutto, c’è una scelta degli episodi discussi in una determinata partita, in una determinata giornata di campionato: per ragioni di tempo, si punta la lente di ingrandimento su quelli che hanno suscitato maggior scalpore a livello mediatico (le big valgono di più delle piccole) ignorandone altri che sembrano, all’apparenza, avere un impatto minore ma sono comunque decisivi nell’arco di una stagione (un cartellino giallo che porta alla squalifica di un diffidato). ‘Open VAR’ è una sintesi estrema che dovrebbe essere inquadrata in chiave didattica, come auspicato quando il format è diventato un contenuto on demand, e non come uno spazio in cui si dice se una tale squadra sia stata favorita o penalizzata. A tal proposito, si sono viste sui social classifiche assurde con il numero di errori riconosciuti dall’AIA. Graduatorie che si basano sul nulla, esattamente come quelle stilate mettendo i punti ‘virtuali’ facendo la conta dei favori e dei torti. Va bene che il calcio è uno sport a basso punteggio, forse il più imprevedibile in circolazione, ma arrivare ad affermare che una vittoria o una sconfitta siano determinate unicamente da un errore arbitrale è miope oltre che fazioso. Evitando di tirare fuori la famosa compensazione che non ha ragione di esistere, se non c’è un disegno dietro, il fatto di ricevere un aiuto o di subire un danno risponde semplicemente alla legge della probabilità.
Non ci sono complotti, insomma, il che non assolve in toto la classe arbitrale che in questa stagione sta facendo molta confusione a livello interpretativo su diversi casistiche. L’ingerenza della tecnologia su situazioni non oggettive rende il fischietto in campo ancora più umano e fallibile. Per non parlare dell’ormai sdoganata abitudine, tutta italiana, di fregare l’avversario per prendere dei vantaggi. Le simulazioni fanno parte di un repertorio anti-sportivo che include anche le perdite di tempo, comportamenti puniti dal regolamento sempre che siano individuati in campo o al monitor. Questi ultimi, protocollo permettendo, possono cambiare la direzione di una partita, la valutazione di una prestazione e, in ultimo, il risultato. Così è in tutta Europa, non solo nei nostri confini. Con una differenza sostanziale: in una partita di Serie A succedono poche cose rivelanti, si cerca sempre il mezzuccio per avere la meglio sul proprio avversario anziché tentare di batterlo calcisticamente. Le partite sono spesso spezzettate dai tanti interventi arbitrali e questo permette di dare maggior peso a un semplice fischio. Al contrario di quanto accade, per esempio, in Champions League. Dove il flusso di azioni senza soluzione di continuità prevale sul singolo frame. L’uno contro uno è quello in cui un giocatore cerca di superare il suo rivale con un dribbling o con una finta, non con la ricerca del contattino. Nel primo caso tutto va veloce, nel secondo tutto è frammentato e, per giunta, alle volte viene ulteriormente rallentato dall’On Field Review. E allora quanto dura una partita di Serie A? A volte pure tre giorni, ma di calcio c'è ben poco.