Inter, una squadra per cuori forti. Da amare
Viva l'amore. Perché per star dietro all'Inter serve un sentimento fortissimo, che mette a rischio le coronarie. Il tanto atteso scontro diretto è finalmente vinto, contro la Juventus, la più storica delle rivali in Italia, per 3-2 in pieno recupero. Ed è accaduto ovviamente in una serata per cuori forti, in cui accade proprio di tutto. Ma dopotutto si sa, in guerra e in amore tutto è lecito. E al Meazza ieri sera si sono visti entrambi.
Chivu ritrova i tanto attesi Barella e Calhanoglu, ma decide di giocarsene solo uno dal primo minuto per non forzare evidentemente troppo la mano. La gioia tocca al centrocampista sardo, che mai e poi mai si sarebbe perso una partita contro la Juventus. Meno fortunato Spalletti, che proprio alla vigilia della super sfida si ritrova senza l'altra metà dei Thuram e rimedia chiamando un causa Miretti. Il predominio territoriale degli ospiti viene alterato dalla combo Cambiaso-Di Gregorio che in modo alquanto goffo permette a Luis Henrique di valorizzare all'estremo un cross senza grandi pretese. Proprio il brasiliano ricambia il favore dall'altra parte, dormendo su un cross filtrato da destra e permettendo allo stesso Cambiaso di riscattarsi. Non è una partita bella, ma le occasioni non mancano soprattutto nell'area juventina, fino al patatrac di La Penna che pesta la classica m**** estraendo il secondo giallo in faccia all'incredulo Kalulu. Sarebbe intellettualmente disonesto sostenere che l'episodio non abbia influito su tutto il secondo tempo, perché a certi livelli l'uomo in meno pesa quasi il doppio.
Non a caso nella ripresa in campo c'è praticamente solo l'Inter, che costringe la Juventus negli ultimi 25 metri a difendersi comunque con ordine, rischiando poco. Anche perché poco è anche quello che i padroni casa riescono a produrre per aprire la cassaforte, di cui Spalletti ha sapientemente nascosto la combinazione da occhi indiscreti. Le sostituzioni alimentano e rafforzano lo status quo: nerazzurri a trazione sempre più anteriore, bianconeri compatti dietro. Fino al cross di Dimarco sulla testa di Pio che dal nulla scavalca Di Gregorio e manda in estasi il Meazza, gremito in ogni ordine di posto. Un vantaggio meritato solo per la buona volontà manifestata dai padroni di casa, alimentata senza ombra di dubbio dalla superiorità numerica. Ma occhio: nessun interista sapeva di essere al sicuro, troppe le scottature del passato per rilassarsi. Non è sfiducia, è esperienza. E infatti con il baricentro troppo basso e un undici con troppi offensivi contemporaneamente arriva la stoccata di Locatelli che vale il 2-2. Giusto o ingiusto che sia, è così e bisogna incassare.
Finita? Macché. I nerazzurri passano all'incasso, guardano il cronometro e reagiscono anche se in modo confuso. DiGre toglie dalla porta un colpo di testa di Bisseck, poi in pieno recuopero è Zielinski che si mette in proprio e con il sinistro la fa passare tra così tante gambe che il portiere cresciuto a Interello non abbozza neanche l'intervento. Un gol di un peso specifico indescrivibile nella corsa Scudetto, perché risponde a quello di Modric del giorno precedente a Pisa. E lo fa in una partita che molti tifosi avversari speravano costasse punti alla capolista. Niente da fare, sarà per la prossima volta.