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Internazionale d'Italia

di Fabio Costantino

Festa doveva essere. Festa è stata. Anche in questo momento esatto in Piazza Duomo sta andando in scena l'interismo allo stato puro, un mare nerazzurro che leva al cielo cori altrettanto nerazzurri dedicati a giocatori nerazzurri. Beh, Milano ha colori ben precisi, poco da aggiungere.

Dopo il pareggio contro il Verona, che nel profondo un po' infastidisce ma ci si può passare sopra, è iniziata la celebrazione per la vittoria dello Scudetto, con la consegna della coppa nelle mani di Lautaro, già entrato in campo in precedenza portando con sé un altro trofeo, la Coppa Italia vinta mercoledì scorso a Roma, stadio Olimpico.

A due passi dal Foro Italico dove sempre ieri pomeriggio l'infinito Jannik Sinner ha arricchito la propria sala trofei con la vittoria degli Internazionali d'Italia. A meno di 600 km di distanza, a festeggiare era invece l'Internazionale d'Italia, quella che nel Belpaese ha fatto il vuoto con il 21 e il 10, le etichette sopra le coppe che Lautaro, numero 10, esponeva anche dalla Terrazza 21 in Piazza Duomo. Coincidenze? Naaaaa.

Fuochi d'artificio a scandire i cori dei tifosi, molti anti-milanisti (ci sta, dopo tutto anche ai cugini ieri è andata discretamente), la maggior parte pro Inter. Come si conviene in certe celebrazioni affacciate al sano campanilismo. Il double è servito, il popolo nerazzurro ha potuto abbracciare idealmente i propri eroi che sono andati al di là delle più rosee aspettative durante il loro percorso, compreso quello a bordo del pullman che minacciava un ritardo significativo.

Se ne riparlerà, perché quanto realizzato da questo gruppo, destinato a salutare presto alcuni dei suoi simboli, merita di essere raccontato ancora a lungo. Perché se Sinner è a ragione un orgoglio italiano, l'Inter l'Italia se l'è messa in bacheca in una stagione in cui avrebbe dovuto leccarsi le ferite. Guai a sottovalutare una belva ferita. 


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