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L'eterno dubbio

di Alessandro Cavasinni

Risparmiarsi oppure non fare calcoli? Dare precedenza all'obiettivo più realistico o sognare l'impossibile? Essere freddi calcolatori o dare sfogo alla creatività? Testa o cuore? Il dubbio è eterno e riguarda in particolare l'Inter. Il motivo? La storia recente parla chiaro: solo quella nerazzurra è la squadra che, risultati alla mano, è quella del nostro Paese capace di poter aspirare a vincere la Champions League. Per le altre, tutte, alzare quella coppa resta un'utopia.

L'Inter ha dimostrato di potersi e di sapersi giocare le sue carte su entrambi i tavoli da gioco, fisiologicamente mettendo in conto di non vincere poi nulla come accaduto qualche mese fa. "Fossi uscito ai quarti di Champions, poi avresti vinto il campionato al cento per cento", ripete qualcuno. La domanda sgorga spontanea: qual è l'alternativa? Snobbare? Autoescludersi? Fare figuracce? Il rischio sarebbe alto: creare una mentalità rinunciataria, che alla lunga di relega nell'oscurità del calcio europeo e non solo. 

Potrebbe venir considerata una via di mezzo: gestire. Ponderare le scelte e avere la massima consapevolezza delle energie da poter utilizzare. Per farlo, inevitabilmente, occorre avere una rosa quanto più omogenea a livello di qualità. Guardando proprio l'Arsenal di Arteta, non troviamo manchevolezze: ogni ruolo è coperto e il livello è altissimo. E allora è lì che deve puntare l'Inter: non a rinunciare, ma a innalzare il proprio livello. Con il lavoro quotidiano, ma pure con il mercato. Per fare mercato, servono i risultati: la Serie A non è la Premier League e abdicare dalla Champions troppo presto toglierebbe entrate salvifiche alle casse societarie.

L'eterno dubbio, quindi, in realtà non c'è. E non può esserci, almeno non se l'Inter vorrà restare ambiziosa e non tornare ai tempi dell'Hapoel Beer-Sheva.


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Martedì 20 gennaio