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L'Inter scansa pianti e ipocrisie: c'è da rifare la storia

di Alessandro Cavasinni

E chi se l'aspettava un weekend così? L'Inter che, nonostante infortuni, squalifiche e stanchezza, va a dominare a Lecce; il Milan che crolla in casa col Parma; il Napoli che le busca dall'Atalanta; la Juventus che entra definitivamente in crisi sotto i colpi del Como.

Le premesse sembravano differenti, almeno per l'alta classifica. In particolar modo, il turno era apparecchiato per far rosicchiare punti ai rossoneri, consideranto tutto. E invece questo è il calcio, con il campo che rivela e spesso smaschera. Rivela la reale consistenza delle squadre e smaschera le ipocrisie che questo sport pare costretto a doversi sobbarcare senza colpe specifiche.

Il campo ha parlato chiaro: l'Inter è la squadra migliore del campionato. E non si tratta di diritto divino, manna dal cielo o logica conseguenza di una ricchezza riversata sul mercato. No. Si tratta di lavoro e scelte. Si tratta di valore. Si tratta, insomma, di merito. Il campo ha anche smascherato. Saelemaekers, Leao, Hojlund, Cheddira: esempi di simulazioni più o meno fastidiose, totalmente assimilabili a quanto visto in Inter-Juve con Bastoni protagonista. La differenza, oltre a quella evidente del match di richiamo? La cassa di risonanza mediatica, l'indignazione un tanto al chilo. E la maglia. Perché inutile girarci attorno: quando di mezzo c'è il nerazzurro interista, tutto viene amplificato. L'invidia è una brutta bestia. Basti pensare a quanto accaduto al Via del Mare con quei fischi ridicoli indirizzati al difensore di Chivu. E dire che nella sfida con il Lecce mancavano per squalifica Calhanoglu e Barella, ammoniti con la Juve dopo due "accentuazioni/simulazioni" di Locatelli.

L'eco dei pianti per gli arbitraggi del weekend è ancora forte, ma l'Inter scansa tutto e si setta sulla partita di stasera. C'è da rimontare il Bodo/Glimt, non facile dopo l'1-3 in terra norvegese di una settimana fa. Serve una notte storica, di quelle che svoltano il cammino europeo come già accaduto in passato. Dopo un weekend così, tutto è possibile.


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