La disinformazione al tempo del web. Perché 29 non è 31
Complimenti. Complimenti doverosi e sinceri alla Juventus per il suo 29esimo scudetto. Un titolo meritato, frutto di un percorso intrapreso lo scorso anno e che in un biennio ha portato alla conquista di 2 tricolori e una Supercoppa italiana. Investimenti proficui del club bianconero, concretizzati da Antonio Conte, ottimo nel gestire un parco giocatori non certo eccezionale. Ma in confronto, le altre italiane hanno ancora meno. Chi avrebbe potuto intimidire la Juventus? Forse il Napoli, che però ha ancora deluso le attese; forse l'Inter, frenata da errori propri, infortuni e arbitri. Certamente non il Milan, che si trova terzo oltre i propri meriti.
Peccato davvero per i nerazzurri, partiti in sordina e poi sbocciati fino al successo dello Juve Stadium. Una stagione negativa in tutti i sensi, che probabilmente si concluderà con la perdita dell'Europa dopo 14 anni. Ma il gioco di addossare tutte le colpe a Stramaccioni è tanto deprimente quanto errato. Moratti pare deciso a confermarlo, il mercato ci dirà che Inter sarà nel 2013-14.
Complimenti, si diceva. Ma non posso certo farne a quella parte di colleghi che ha biecamente taciuto sul numero esatto degli scudetti bianconeri oppure a coloro che hanno evidenziato un bel numero 31 in prima pagina, sia cartacea che multimediale. E sorvolo sui commenti in merito di tanti professionisti dell'informazione, bravi a sembrare imparziali davanti alle telecamere, ma poi smascherati nel 'privato' mondo della rete. “Il web porterà ignoranza”, dicevano. E invece, io che vengo da una lunga militanza sulla carta stampata, vi assicuro che non c'è differenza. Anzi. I social-network hanno un grosso lato positivo: mettere a nudo anche scomode verità. La distanza tra chi un tempo si riteneva possessore della verità inconfutabile e ormai intoccabile e il volgo si è ridotta drasticamente. E allora trovi molto più acuto e approfondito un pezzo del blogger di turno piuttosto che un fondo dell'editorialista di un quotidiano nazionale.
Imbarbarimento? No. Semplicemente una verità portata a galla. Il problema non è di oggi, ma di ieri. Il problema è stato che l'informazione italiana è quasi sempre stata veicolata e spesso corrotta da poteri forti, da interessi, da cancri che hanno deteriorato dall'interno il nostro Paese. Ora, nel mare magnum della rete, è possibile anche imbattersi in contenuti altamente qualitativi, che vincono il confronto 10-0 con i presunti re o ex-re. Internet è un po' come la moviola in campo: avrà dei difetti, delle zone d'ombra, non potrà risolvere tutto. Certamente. Però qualcosa sì, a qualcosa può dare soluzione. Ed è già un grande passo in avanti. Chi non lo vede o è in malafede o non sa di cosa parla.
“Il primo che infrange un muro ne esce sempre insanguinato”, si dice in 'Moneyball', fortunata pellicola ideata per raccontare la vera storia di Billy Beane, general manager della squadra di baseball degli Oakland Athletics. Beane sovverte le sue regole e quelle del mondo in cui lavora, ovviamente scontrandosi frontalmente con la schiera di tradizionalisti e collusi. E si sa: un sistema abitudinario, malsano e pigro mal si presta al cambiamento. Qualcuno la chiama lotta contro i mulini a vento. Io la chiamo più semplicemente onestà intellettuale. Cambio di prospettiva. Progresso. Affinché non si dica più che 29 è 31.