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Luci a San Siro, tra sogni e realtà

di Fabrizio Romano

Luci a San Siro, signori. Riprendo il magnifico testo di Vecchioni per dare un senso a chi, in queste ultime ore, ha inevitabilmente visto scorrere davanti a sè delle immagini che solo due anni fa parevano utopia pura. Chi l'avrebbe mai detto, a settembre 2008, che i due simboli delle squadre di Milano si sarebbero potuti invertire due anni dopo? Sembrava follia, eppure Zlatan Ibrahimovic è passato al Milan dopo tre anni di vittorie con l'Inter e una parentesi beffarda a Barcellona, e Ricardo Kakà infiamma la fantasia di tanti tifosi nerazzurri dopo le ultime voci che lo vogliono come ultima idea dell'Inter per gennaio. Attenzione, tanti tifosi, non tutti. Se Zlatan scatena gli entusiasmi del popolo rossonero abbastanza dimagrito in quanto a trofei nelle ultime stagioni, soprattutto ora che l'operazione è andata in porto e lo svedese indossa davvero la maglia del Milan, l'idea di Kakà nerazzurro non fa impazzire proprio tutta la tifoseria interista: "E' rotto", dice qualcuno giustamente, oppure si può leggere di chi gradirebbe "lasciare queste cose al Milan e pensare a se stessi". Rispetto e comprendo appieno questa chiave di lettura, ma personalmente sono uno di quelli che Kakà all'Inter, a prescindere da quanto ci sia di vero (per ora, poco) in questa voce di mercato, lo vedrebbe bene.

Con tutto il rispetto per Beppe Sculli e gli altri nomi circolati per l'ala dell'Inter di Benitez, pensare che solo sei mesi dopo potrebbe arrivare sulla sponda nerazzurra il Ricky per il quale i tifosi milanisti sono andati a 'pregare' sotto la finestra, mi darebbe soddisfazione, anche perché si tratta di un campione indiscutibile e di una scommessa, che personalmente accetterei al volo, per rilanciare un ragazzo che a Madrid ha deluso tantissimo, e che fisicamente traballa troppo spesso. Questione anche di psicologia: Ricardo non è felice come lo era a Milano, tutt'altro, rivederlo sorridere con la nostra maglia mi piacerebbe. E poi, le luci a San Siro, nelle notti da derby, sarebbero più intense che mai. Due campioni veri alternati, il simbolo di un calcio moderno che personalmente condanno, perché vedere due simboli alternarsi clamorosamente in soli due anni sarebbe incredibile, ma ormai dobbiamo accettare l'estinzione delle bandiere. E allora perché non cambiare la maglia anche di Kakà, dandogli quella nerazzurra magari chiedendo un favore a Mourinho, dopo che lo ha fatto Zlatan Ibrahimovic. Staremo a vedere come andrà, ma personalmente sono poco convinto delle reali possibilità per le quali questa operazione possa andare in porto, ma sognare notti magiche al 'Meazza', non costa nulla.

Intanto però il sognare va limitato, sempre, per far spazio alla realtà. Il primo derby lo giocherempo al 100% senza Kakà, il secondo al 99%, ma proprio per questo va messo da parte il pessimismo e ricordarsi che i cugini rossoneri, seppur dotati del sempre decisivo Ibrahimovic (l'Italia è pane per i denti di un giocatore come lui, e lo sappiamo bene), dovranno affrontare la squadra campione d'Europa, d'Italia e di Tim Cup. Noi interisti ce lo ricordiamo e lo godiamo dentro di noi, magari al Milan si sarebbero scritti in petto Triplete, ma non siamo fatti così. E allora torniamo fiduciosi e prepariamoci ad affrontare la realtà, mettendo nel cassetto i sogni che possono essere condivisibili o meno. Congelando Kakà e le sue stampelle, pensiamo alla nostra Inter: luci a San Siro non sono per i campioni che saranno, ma anche per quelli attuali. Sabato i riflettori del 'Meazza' accolgono i campioni di tutto contro l'Udinese, una partita già fondamentale per non perdere il passo delle ultime quattro stagioni. Tutti insieme, come prima e più di prima: tifosi, società, squadra, allenatore. E se alla seconda voce si aggiungesse la scommessa Kakà, a gennaio, tanto di guadagnato. Ma l'Inter siamo noi, tutti insieme: si deve vincere in campo, non sui giornali o sul mercato. Avanti nerazzurri, da sabato è già, di nuovo, per sempre, 'Luci a San Siro'...


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