Mazzarri, l'uomo giusto
Il clima rigido e piovoso, l'accumulo di umiliazioni patite, la stanchezza ammonticchiata sulle membra negli ultimi mesi effetto di attività diversificate e coinvolgenti, hanno fatto sì che per un attimo, guardando dalla finestra il panorama autunnale di una Milano incapottata, mi sia fatto prendere dalla paura che fossimo ancora lontani dalla fine del campionato. Che invece lemme lemme, dolorosamente -magari ci fosse stata autorizzata un'eutanasia da stadio al posto delle ultime partite - è finalmente terminato. Come è terminata, secondo gli auspici espressi dal sottoscritto da queste colonne poche settimane fa, l'esperienza di Andrea Stramaccioni alla guida della squadra per cui tutti noi palpitiamo. Sfortunato - ma la jella per un allenatore di calcio, come si sa, è parente consanguinea della propria debolezza - il giovane tecnico romano aveva racimolato un discreto gruzzoletto di credibilità fino all'autunno scorso. L'aveva poi progressivamente dilapidato con le sue stesse mani fino a sopravvivere con una linea di credito apertagli, per lo più, per via degli infortuni che avevano funestato la seconda parte della stagione. Anche per lui come per tutti i correntisti "in profondo rosso" è arrivato il momento di "rientrare" ed il direttore della banca del credito nerazzurro, Massimo Moratti, ha pensato di farlo rientrare, ma a Roma, non senza sussultare pensieri per un'ulteriore, rischiosissima, rinegoziazione dell'affidamento.
Ma nemmeno senza predisporre piani B, poichè è chiaro ed evidente che i contatti con i candidati alternativi datano da mesi. Ora la scelta è caduta su Walter Mazzarri, secondo un percorso tecnico-locuzione che utilizziamo di gran carriera per non parlare di progetto, termine abusato fino al suo svuotamento-ideologicamente opposto rispetto a quello abbandonato. Mazzarri fa della concretezza, della realpolitik calcistica un credo che gli ha consentito di navigare nel limaccioso mare della massima serie senza mai farsi ribaltare dal cavallone dell'esonero. Ha maturato la propria esperienza di campo imponendo le proprie idee con gradualità, parallelamente alla gerarchia delle squadre che ha guidato, dovendosi adeguare a poco a poco alle prove più sfidanti, in funzione dei maggiori obiettivi che è trovato a perseguire. Ha lavorato correndo a perdifiato sul falsopiano di una carriera dove gli è stato chiesto di dimostrare il suo valore minuto per minuto mentre altri venivano lanciati con la catapulta tra le stelle del firmamento pallonaro. Non ha mai potuto far leva sull'allure del calciatore di successo passato di grado, nè su quella del predestinato, ma è sempre riuscito a sfuggire agli ingranaggi appuntiti di chi lo aspettava al varco per fargli pesare tutto ciò in virtù di principi tecnici e gestionali che non ha mai abiurato. E che riproporrà a Milano, sapendo di giocarsi un'occasione per cui si è conclamatamente prodigato che nella sua carriera non si riproporrà con facilità in futuro.
Li riproporrà da una posizione di forza per averli sperimentati con successo in passato, dove, col materiale umano su cui ha potuto contare, ha ottenuto il massimo o poco meno. Con uno staff corposo sì ma anche affiatato e dotato di quella funzionalità - leggesi preparazione e tutela dalle lesioni - tale da non farlo apparire pletorico. Non è uomo da progetto - oddio ci sono ricaduto - ma da programma, da portare avanti giorno per giorno, con pragmatismo e barra dritta. Per questo sarà dura coinvolgerlo con dialoghi sui massimi sistemi. Ma con la forza della personalità che gli ha procurato anche qualche antipatia diffusa, costringerà l'ambiente a confrontarsi sul suo linguaggio, "ad incontrarlo sulle cose semplici", attraverso modalità dirette e, come detto, concrete. Riproporrà il suo calcio con 3 centrali, 2 esterni di gamba, 3 cetrocampisti che assicurino quantità e passo di cui almeno uno con la propensione all'incursione e la ricerca della conclusione e 2 attaccanti,di cui una prima punta di peso e un giocatore più agile a supporto, da cui pretenderà una partecipazione attiva alla fase di non possesso, per dare una distribuzione della fatica equilibrata tra i giocatori di movimento.
Ciò sarà anche la base tecnica e morale da cui ripartirà nella ricostruzione dei meccanismi della fase difensiva, ovvero il primo imperativo categorico che si troverà ad affrontare, mentre, nel contempo, dovrà, con pazienza, piegarsi a terra per raccogliere e rimettere insieme i cocci di molti elementi della rosa frantumati dalla stagione del 9° posto. Noi crediamo che non siano pochi gli uomini su cui si potrà contare per risalire rapidamente la china. Riteniamo, per isolare un solo nome, che un fuoriclasse come Esteban Cambiasso, da regista difensivo, sia perfetto per il calcio del tecnico di San Vincenzo e da lui aspettiamo il riscatto in grande stile che è in grado di garantire in una posizione di responsabilità che ha già dimostrato di interpretare con perizia e che consente il dosaggio ed il recupero degli sforzi. Vedremo una formazione base ed i cosidetti "titolarissimi", le scelte favoriranno i giocatori "fatti" e di rendimento. Qualcosa ci dice che anche coloro che arriveranno dal mercato saranno giocatori pronti e già introdotti alle logiche del nostro calcio. Per non mollare un metro già dal ritiro di Pinzolo, per non lasciare che le partite scivolino sull'ingenuità, sul mancato controllo della situazione. O sull'inerzia acquiesciente di fronte al fluire di decisioni arbitrali "apparentemente inspiegabili"...
Anche sotto questo profilo potremo contare finalmente su un presidio scafato e attivo. Lo vedremo sempre in piedi a bordo campo con 4 occhi un paio di dita per fischiare ed una voce in via di progressivo esaurimento. Come chi ha fatto la gavetta. Tutta. Come Antonio Conte che oggi può insegnare a tutti, compresi coloro che l'hanno inseguito a blandito per continuare a stipendiarlo, che il santone ieratico ed autoreferenziale "da grande squadra" o il predestinato sono, nel calcio italiano dell'anno del signore 2013, un lusso da nobili decaduti ma anche una sovrastruttura mentale scaturigine di insidie e depistaggi. Incontriamoci col nuovo mister, come detto, sulla cose semplici. Ripartiamo da lì. Con umiltà ed orgoglio, REMANDO TUTTI DALLA STESSA PARTE.
P.S. La puzzetta sotto il naso si sappia che non è gradita.