Moratti gioca a poker con la conferma di Stramaccioni: quante contraddizioni!
Ore 16.29, giorno 26 marzo 2012. "Presidente, Claudio Ranieri rimarrà alla guida dell'Inter fino alla fine della stagione? Penso di si". Qualche ora dopo, 21.48, l'annuncio ufficiale sul sito inter.it: "ll Presidente Massimo Moratti e tutta F.C. Internazionale ringraziano Claudio Ranieri e il suo staff per la professionalità e l’impegno profusi, con sincerità, in questi mesi alla guida della squadra. F.C. Internazionale comunica inoltre di aver affidato la squadra ad Andrea Stramaccioni, tecnico della Primavera che ha vinto la prima edizione della Next Generation Series". Tu chiamale se vuoi divergenze, contraddizioni. Ma Massimo Moratti opera continuamente su un tavolo da poker: non si sottrae alle telecamere, ma non agisce alla luce del sole. La sua mente carbura, critica, sceglie in separata sede.
Dietro quelle dichiarazioni di facciata, nasconde spesso pensieri ben più profondi. Situazioni diverse quella di Ranieri, di Mancini, di Zaccheroni, da quella di Stramaccioni. Ma i precedenti non possono non far riflettere. D'altronde anche Javier Zanetti, uno che nell'Inter ha un peso specifico altissimo, ha ammesso che il presidente deciderà soltanto a fine stagione. Così come Cordoba. Insomma, fare 2+2 adesso sommando un "non ho dubbi" e un "lasciamolo lavorare" non può essere interpretato come "il verbo". La strategia di Moratti è quella di riservarsi fino all'ultimo momento la scelta. Il mercato allenatori offre pochissime alternative credibili: Stramaccioni costa poco ed ha un contratto di altri due anni con l'Inter. Quando arrivò Moratti dichiarò: "Continueremo con lui a lungo".
Certo, ma mai si sarebbe potuto aspettare di arrivare all'ultima giornata di campionato a giocarsi l'ottavo posto col Catania. Uno dei cavalli di battaglia dell'allenatore di San Giovanni è quello di rivendicare gli ottimi risultati conseguiti con la rosa al completo: sarà, ma il calcio moderno (con tre competizioni ravvicinate) sottopone continuamente i calciatori al rischio di infortunarsi. E allora Moratti non può non valutare questo rischio: perché quando l'Inter ha cominciato a perdere qualche pezzo, è subito crollata in un baratro. E' mancata la reazione (non l'impegno) e Stramaccioni è affondato (adagiandosi almeno dal punto di vista delle dichiarazioni) sulle prestazioni di cuore di quelli che scendevano in campo, sulla morìa di infortuni e sugli errori arbitrali (però a dicembre spergiurò che non ne avrebbe mai parlato). L'Inter è tanta roba: un ambiente in cui le pressioni mentali e fisiche non mancano mai. Servono certezze. Stramaccioni ha talento, ma sta pagando tantissimo la sua scarsa esperienza. E allora bisogna capire, valutare, analizzare se il profilo del tecnico di San Giovanni corrisponda a quello giusto.
I fatti parlano chiaro, le parole di Moratti nettamente meno. Quel che è certo è che Stramaccioni non è gradito a tutti in corso Vittorio Emanuele. Qualche mese fa Tronchetti gli chiedeva molto finemente di "abbassare la cresta", oggi indiscrezioni confermano che il volto di Pirelli si opporrebbe a una riconferma. Per il momento resta solo una certezza: l'Inter ha 56 punti in classifica e 15 sconfitte all'attivo in campionato. Una in più del Torino, una in meno del Genoa che si è giocato fino a domenica la Serie A. Bene bene.