Mourinho e Thiago Motta, dal Triplete al tris: tutte le strade portano a Madrid
di Mattia Zangari
Il 'rumore della sfortuna' ("Sabato dovremo inventare una squadra), più che dei nemici, potrebbe essere la nuova frase a effetto del portoghese che per una volta, dopo le tante manifestazioni d'affetto, potrà svelare la sua vera natura di antagonista della squadra che dice di tifare ma che non ha mancato di caricare di pressione dal suo arrivo trionfale nella Capitale. D'altronde, vale tutto nei mind games che hanno reso celebre il vate di Setubal, persino gettare ombre sull'ultimo scudetto vinto dal tuo ex amore: "Facile vincere, se poi non hai soldi per pagare gli stipendi", disse il giorno della sua presentazione come tecnico della Roma, con riferimento neanche troppo velato alle difficoltà economiche attraversate da Suning nella cavalcata di Conte verso il 19esimo tricolore.
Il passato che ritorna, sempre troppo ingombrante, come il viaggio a Madrid in cui l'Inter si imbarcherà all'inizio della prossima settimana, per giocarsi finalmente qualcosa di importante in Europa a undici anni di distanza da quella finale col Bayern Monaco: non ci sarà in palio la Coppa, vero, ma un primo posto nel girone davanti al Real che potrebbe facilitare il percorso nelle sfide a eliminazione diretta. I quarti sono diventati un tabù nel lungo e faticoso post-Mou e un miraggio recente per l'Inzaghi laziale che, nella passata annata, al primo tentativo, incrociò il destino con gli allora campioni europei in carica da vittima sacrificale. Non sarà così con l'Inter, che, comunque, un abbinamento coi bavaresi lo eviterebbe molto volentieri: ecco perché tutte le strade portano a Madrid (dopo Roma).
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