Non basta lo scudetto dei derby
Le due anime calcistiche di Milano non potevano essere più distanti di così. Da una parte l'Inter, trionfatrice in Serie A e alla vigilia della finalissima di Coppa Italia contro la Lazio; dall'altra il Milan, in crisi totale e a serio rischio quarto posto dopo aver addirittura avanzato la candidatura per il tricolore.
Sorpresi? Forse, ma è chiaro che il differente stato di salute di nerazzurri e rossoneri abbia radici profonde, da rintracciare specialmente nella gestione societaria. Il Milan ha speso eccome, sia a livello di cartellini che di ingaggi. L'arrivo di Allegri, unito all'assenza degli impegni europei, avrebbe dovuto assicurare quantomeno la lotta punto a punto fino al termine del torneo. Lotta punto a punto sarà, ma non per lo scudetto, bensì per l'accesso in Champions che forse troppo presto è stato dato per scontato.
L'Inter, dal canto suo, è andata piano adagio. Non si è scomposta dopo un avvio terribile e, grazie all'intelligenza di Chivu, ha saputo risalire la corrente, strappare nel momento decisivo e poi gestire in crescendo il finale, andando a conquistare il 21° scudetto della sua storia. Strameritato, dopo una cavalcata irresistibile che ha avuto un momento di flessione solo a cavallo del doppio impegno col Bodo/Glimt. Il tutto andando a investire sul mercato su giovani e scomesse, Akanji a parte.
Nulla di scontato, nulla di previsto. Anzi. Per cui va riconosciuto un grandissimo merito a tutte le componenti, non ultima - come detto - quella societaria. Anche per la scelta di Chivu e del suo staff tecnico, andatosi a formare alla spicciolata dopo l'annuncio del romeno. E allora la pià grande differenza tra cugini sta proprio lì, in chi è a capo a livello tecnico, dal presidente all'allenatore. Gente che ha lavorato con umiltà, ingoiando anche critiche non sempre corrette. E oggi si prepara a sfidare la Lazio per completare il doblete, traduardo raggiunto solo da Mourinho nel 2010 nella storia della società. E lo scudetto dei derby? No, non basta.