Non tragedia, ma punto di partenza
Scegliere di puntare tutto su un obiettivo, magari due, piuttosto che cercare di competere su ogni fronte, è semplicemente sbagliato. Svilente. Avvilente. E forse anche quasi 'pericoloso', perché va a intaccare la forma mentis nell’immediato, ma pure rischia di avere inevitabili ripercussioni del futuro. Se la scorsa stagione si “attaccava” il Napoli di Conte, out in Coppa Italia praticamente subito, per concentrarsi solo sulla Serie A (senza enormi errori arbitrali, vedi Milan-Inter e Inter-Roma lo scudetto sarebbe giustamente stato nerazzurro), oggi comunque si deve analizzare nel profondo l’eliminazione nerazzurra in Champions League.
Conta il modo e probabilmente pure l’avversario, non tanto il quando, basta vedere Atalanta (complimenti Dea) e Juventus per capirlo. So perfettamente che è oggettivamente più semplice vincere il campionato concentrandosi solo sulle partite di Serie A (e magari su quelle della Coppa Italia), piuttosto che spendere energie fisiche e mentali preziosissime affrontando le big europee. Questo è scontato. Ma far passare l’eliminazione dell’Inter col Bodo/Glimt come se fosse quasi il liberarsi di un peso o un fastidio nel dover affrontare troppi impegni è un pensiero che non potrà mai appartenermi. E che credo pure venga rifiutato dalla società, da Chivu e dai suoi ragazzi, perché il: “Vabbè, tanto non l’avremmo mai vinta”, va bene al massimo per i social e al bar sport, ma non deve esistere in nessun livello professionale.
E probabilmente è proprio questo il punto: all’Inter penso proprio che siano arrabbiati e scontenti di essere usciti a febbraio dalla Champions. Non sollevati! Prendiamo Liverpool-Inter del primo Inzaghi. Eri uscito ma avevi dato tutto. Da lì venne costruito un ciclo europeo clamoroso. Se invece viene eliminato da una squadra meno forte di te (che non significa scarsa) deve per forza fare mea culpa. Vi svelo un segreto, anche se non ho la bacchetta magica. Scommettiamo un milione di euro che Lautaro e compagni non partiranno favoriti per vincere la prossima Champions League? E allora, che si fa? Si giocano le prime 8 partite con la Primavera o con l’Under 23? No! Si dovrà sempre scendere in campo per provare a ottenere il miglior risultato possibile. E se poi gli avversari si dimostrassero migliori di te, allora complimenti ai tuoi rivali.
Il Bodo/Glimt ha strameritato la qualificazione. Credo ci siano stati più errori generali da parte di tutti i nerazzurri che hanno fatto sì che i norvegesi raggiungessero il loro obiettivo. Ma da questi errori, si deve imparare e ripartire. Tutti – nessuno escluso – sostengono che sia stato quasi un miracolo arrivare due volte in finale di Champions su tre. Io invece non la penso esattamente così. Certamente si è trattato di due imprese. Di un qualcosa di non preventivato, né preventivabile. Ma credere sia il frutto di concezioni astrali e solo della fortuna è altrettanto sbagliato. Nella competizione dei dettagli, ogni piccolo particolare può fare la differenza. Ma tutto però parte anche dal lavoro dei tuoi ragazzi. L’Inter ha proposto un gioco europeo da far battere le mani a chiunque. Credo che solo gli anti-interisti possano considerare la scorsa stagione, quella degli zero titoli dopo anni, come fallimentare.
È vero, il percorso non riempie la bacheca. Ma regala emozioni, consolida il progetto, cementa un modus operandi che vuoi o non vuoi tutti si ricorderanno. Ma quanto accaduto nella scorsa annata resta comunque storico. E pazienza se ti sei fermato sul più bello. Certo, conta festeggiare a maggio. E scendere in piazza col bandierone. Nessuno lo nega. Ma anche dare il massimo in ogni torneo, provando ad andare sempre avanti sempre il più possibile. Il che non significa che devi vincere per forza. Ma che devi uscire dal campo dopo ogni partita con la convinzione di aver dato tutto. Senza rimpianti.
Qualora l’Inter vinca il titolo numero 21 e magari alzi pure la Coppa Italia sarà certamente una stagione più che positiva, nella quale comunque ci sarà stata un’inopinata eliminazione in Champions League. Non deve essere una tragedia o una vergogna. Ma un punto di partenza per migliorarsi, crescere e puntare presto alla competitività assoluta, l’obiettivo reale di qualsiasi sportivo.