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'Open Bar'

di Stefano Bertocchi

Il calcio di Scalvini sotto lo scarpino di Frattesi nel finale di Inter-Atalanta un calcio di rigore chiaro per dinamica". La conferma ufficiale dell'AIA arriva a tre giorni di distanza dal fattaccio di San Siro per bocca di Dino Tommasi, membro della CAN chiamato a fare chiarezza sull'episodio dagli studi di 'Open Var'. Che visti i botta e risposta mandati in onda tra l'arbitro Manganiello e la coppia Gariglio-Chiffi seduta nelle sale di Lissone forse farebbe più bella figura a rimanere 'close'. Chiuso sì, ma per la vergogna. 

Negli ultimi giorni - guarda caso proprio dopo Inter-Atalanta, coincidenza? - è emersa l'indiscrezione di una possibile chiusura della trasmissione targata DAZN, messa in piedi con la collaborazione di FIGC e AIA, nata tre anni fa per permettere ai tifosi e agli stakeholders del calcio di venire a conoscenza del processo dietro la scelta di un fischio. Un esperimento figlio della voglia (e della richiesta generale) di trasparenza che, se non altro, si è reso utile nel far emergere l'incompetenza di una classe arbitrale che sarebbe da rifondare dalla testa ai piedi. L'abbassamento del sipario sul format che punta la lente d'ingrandimento sugli uomini del designatore Gianluca Rocchi sarebbe una sconfitta per il mondo dei fischietti, che pur di sfuggire alle polemiche e alle critiche tornerebbero a trincerarsi nel silenzio. Un dribbling secco sull'assunzione di responsabilità. 

Responsabilità che lo scorso pomeriggio a San Siro non si è assunto nessuno in occasione del contatto Scalvini-Frattesi che avrebbe dovuto portare l'Inter sul dischetto a pochi minuti dal triplice fischio. Nessuna responsabilità dell'arbitro Manganiello, che pochi minuti prima però se n'era preso una grande come una casa convalidando nell'incertezza del 'fischio sì, fischio no' il pareggio dell'Atalanta; nessuna responsabilità presa da Gariglio e Chiffi in sala VAR, che hanno concluso il delicato check in tempi record parlando di contatto "molto leggero", da "vedere in dinamica" per "la gamba piegata". Confusione generale conclusa riassunta nelle parole "check completati" e nel mancato richiamo dell'arbitro al monitor per rivedere l'azione.

Imbarazzo puro. Se non altro perché si tratta di una fattispecie (quasi) sempre punita con il penalty, come ammesso dallo stesso Tommasi dopo un'attenta analisi: "Manganiello in campo dice 'lo tocca appena', la sala VAR avalla velocemente la sua scelta - le parole del rappresentante della CAN a 'Open Var' -. In verità, come vediamo bene, Frattesi anticipa Scalvini e resta nella possibilità di giocare il pallone. Questo è un calcio di rigore chiaro per dinamica. Abbiamo già avuto in passato casi analoghi, poteva essere visto in campo. Ma se, come nella fattispecie, Manganiello non riesce a valutare bene l'entità perché coperto, allora la sala VAR deve intervenire con una OFR doverosa. Noi preferiamo che questi rigori vengano dati in campo, Manganiello ha avuto una sensazione di contatto leggero, non l'ha valutato come calcio di rigore quando invece Frattesi ruba il tempo a Scalvini. La sala VAR poteva intervenire". Non poteva, doveva. E invece non l'ha fatto. Perché? 

Si tratta di decisioni che possono condizionare una stagione e che, inevitabilmente, invadono i social e gli studi televisivi di commenti e pareri evitabili da parte di chi guarda un episodio con occhi diversi a seconda della sciarpa virtuale che stringe al collo. Discorsi da bar, insomma. Anzi, da 'Open Bar'. Qui però non ci sono birre fresche e cocktail colorati da gustare: sul bancone dell'AIA solo bicchieri di veleno da mandare forzatamente giù. 


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Mercoledì 18 marzo
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