Quando Conte conta
'Quando Conte conta' è una frase che ha assunto un significato nuovo martedì scorso, giorno in cui il Napoli ha salutato anzitempo la Coppa Italia, eliminato dal Como dopo la lotteria dei tiri di rigore. Si tratta della seconda uscita di scena copetera degli azzurri in questa stagione dopo quella ben più fragorosa dalla League Phase di Champions League conclusa al 30esimo posto. Due indizi che i detrattori usano, assieme al forte ritardo in campionato dall’Inter capolista, come prova per affermare che il tecnico salentino stia perdendo il suo tocco magico. Le mani che si agitano in panchina per telecomandare i suoi giocatori, l’altro ieri, sono diventate uno strumento per fare un bilancio dei titoli vinti da quando è tornato in Italia in confronto al palmares delle big di Serie A.
Nella pancia dello stadio ‘Diego Armando Maradona’, in coda alla conferenza stampa post-partita, Conte ha messo le dita per formare un due aggiungendo a parole che questo ‘record’ personale lo ribadirà ogni volta che si presenterà davanti ai media: "In due anni (ho vinto, ndr) uno scudetto e una Supercoppa. Ogni conferenza mi metterò con due dita a fare il gesto ‘2’”, le sue parole. Un'uscita alla José Mourinho del Manchester United, quando, in una situazione di crisi della sua squadra, pretese rispetto dai giornalisti ricordando loro che aveva vinto tre Premier League, una in più di tutti gli altri 19 manager messi assieme. Era il 28 agosto 2018, da quel momento in poi lo Special One ha alzato al cielo solo la Conference League con la Roma, mentre il suo storico rivale, Pep Guardiola, ha superato il suo primato inglese ed europeo. Leggende a confronto che, a un certo punto della loro carriera, devono ricordare la loro storia, il loro curriculum vitae a chi ha la memoria corta. Persino il catalano, utilizzando la stessa tecnica dei suoi colleghi, ha mostrato sei dita ai tifosi del Liverpool che, ad Anfield, dopo l’ennesima sconfitta del Manchester City nella difficile stagione 24-25, gli cantavano "Verrai esonerato domani mattina". Reazione legittime, dettate dall’adrenalina del momento o dal nervosismo di un obiettivo fallito, ma che dovrebbero fermarsi ai meriti propri e non sconfinare nei demeriti altrui. Ecco perché l'espressione 'zero titoli' usata da Conte, nella citazione mourininana più famosa, ha senso se si guarda al recentissimo passato, ma è destinata a diventare un 'meme' nelle settimane a venire. Anche perché, se è vero che il Napoli non è da scudetto, come ammesso dallo stesso Conte, al di là del ragionevole dubbio dell’aritmetica, la vittoria del campionato è affare tra Milan o Inter che potrebbero facilmente pareggiare i conti con i partenopei. "Poi elenco le squadre, come diceva un allenatore, che hanno fatto zero titoli”, ha detto Conte. Una frase destinata a invecchiare male, come tutte quelle di chi misura i suoi successi su una linea temporale che stabilisce arbitrariamente per sminuire gli avversari ed esaltare se stesso.