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Si compra alla Kovacic: c'è il nome del sogno. Strama congelato, l'Indonesia no

di Fabrizio Romano

A tavola che si mangia. Sì, ma cosa? Quell'arriveranno giocatori da Inter misto alle aperture verso i top player sta diventando un ritornello frequente, storia di un misto tra sogni e realtà. Perché in realtà bisogna definire bene cosa voglia dire da Inter. L'Inter è un ristorante di lusso, frequentato di conseguenza da clienti di lusso. Elegantissima la contestazione (a puntate) della Curva Nord che ha raccolto l'applauso di tutto San Siro, condivisibili i concetti, evidente l'idea di fondo. Ovvero, l'Inter non sembra più quella che deve essere e che vuole il presidente Moratti. Perché lui i soldi ce li ha messi, anche nella scorsa campagna acquisti estiva. Eppure, si ritrova l'Inter più perdente dal 1946 a oggi, uno sfascio totale, un ristorante - per restare in tema - dove da ostriche, caviale, aragoste e champagne si è passati a brodino, pane duro e vino che sa di aceto.

L'Inter deve tornare a essere Inter, per rispetto dei suoi tifosi, della sua storia, del suo nome. Per questo viene naturale domandarsi cosa voglia dire acquisti da Inter. Da quest'ultima Inter, tranne rare eccezioni (Handanovic, Guarin, Palacio, Kovacic, Juan e poco altro) si spera di no. Naturale che qualcuno possa storcere il naso quando - ad esempio - si parla di 10 milioni per il Papu Gomez, buon giocatore, per carità. Se questo vuol dire da Inter, al massimo si può passare dal brodino a una fettina di carne. Ma l'Inter ristorante di lusso è un'altra storia. E la linea in società sul mercato sta cambiando. Perché oltre alle novità che ci saranno tra staff medico, atletico e nelle figure dirigenziali (non coinvolti Branca e Ausilio), l'idea è di comprare proprio alla Kovacic quando è possibile.

L'operazione che portò Mateo in un pomeriggio a Milano nel 30 gennaio scorso grazie alla mediazione di Beppe Bozzo fu straordinaria. Quegli 11 milioni più bonus fino a 16 milioni sono benedetti, perché quando si comprano giovani così il prezzo s'impenna ed è rarissimo che crolli. Volendo valutare Mateo oggi, non si andrebbe sotto i 25 milioni. Per questo è stato preso tempestivamente Mauro Icardi, un '93 da 9 gol al primo anno in A senza rigori e in una Samp traballante: non fatevi ingannare dalla crisi, se sì scendete pure dalla barca, ma sappiate che il giocatore c'è. E con questa strada si può tornare ristorante di lusso, con la fiducia nei giovani, quelli bravi, Kovacic insegna. Inutile allora anche solo andare dietro a sensazionalismi come quelli che portano a scrivere di Samuel Eto'o sui quotidiani, mettiamocelo in testa: nomi del genere non possono arrivare più, se non svenduti e con riduzioni d'ingaggio intorno ai 4 milioni che per gente come Fabregas o lo stesso Eto'o sono utopia.

L'Inter ha scelto di comprare diversamente. O giocatori già fatti con formule intelligenti (Handanovic, Guarin, Palacio); scommesse per presente e futuro senza follie economiche (Rubén Botta, Laxalt); talenti puri da far diventare top player del domani (Kovacic, Icardi). In quest'ultima categoria rientra il vero colpo dei sogni. Lazar Markovic ha fatto innamorare tutta l'Inter nell'ultima Europa League, ha dimostrato quello che vale e quello che può valere, è un '94 e solo pensarci fa spavento. Moratti ha avuto relazioni ancor più positive da Mihajlovic, ma quando c'è stato da sferrare il colpo è valsa l'amicizia di Abramovich con l'agente Pini Zahavi insieme al suo nutrito portafoglio. Insomma, il Chelsea ha prenotato il Cristiano Ronaldo dei Balcani. Ma l'Inter non ha mollato. Perché nel frattempo è successo di tutto, a Londra arriverà Mourinho, hanno bloccato anche Schurrle e gli esterni (Mata, Hazard e tanti altri) pullulano. "Al Chelsea sei uno dei tanti, all'Inter sei una star: vieni da noi", stanno spiegando emissari nerazzurri al giocatore in gran segreto. Markovic apprezza l'Italia, ci pensa, valuterebbe tutto. Ma il Chelsea lo tiene in pugno. Solo se José Mourinho dovesse rispedire al mittente Partizan le carte dell'operazione, allora l'Inter sarebbe pronta a reinserirsi. Servirebbe un miracolo di mercato, un po' come lo è stato chiudere l'affare Kovacic con la Dinamo trattando in un pomeriggio e con mezza Premier League ad aver già avviato discussioni con la Dinamo; ma più dei vari Fabregas, Eto'o e compagnia, Markovic è un colpo dei sogni. Bello e impossibile. Quasi.

Eppure, solo così si può arrivare alla svolta. Non sono i Gomez e gli Aubameyang i giocatori che cambiano l'Inter, con tutto il rispetto. Sono i Markovic e i Kondogbia, un altro campione del futuro - quest'ultimo - che cambierebbe il volto alla squadra. In un potenziale 4-3-3, il centrocampista classe '93 del Siviglia formerebbe una mediana mostruosa con Kovacic e Guarin: potenza, quantità, qualità, dinamismo. Queste sono le operazioni da fare. E che piacciono naturalmente anche ad Andrea Stramaccioni, lui che adorava Paulinho ma ha sposato senza neanche pensarci un secondo l'opzione Kovacic a fine mercato. E ha dato i suoi frutti. Non sa ancora se potrà goderselo il prossimo anno, perché i numeri dicono che rischia di essere l'allenatore con più sconfitte all'Inter. Impossibile non fare valutazioni sul suo operato, seppur tenendo conto degli infortuni e di tutte le variabili esistenti.

Proprio questo vi stiamo raccontando ormai da marzo scorso: Stramaccioni, al di là delle parole di facciata strappate al presidente (che non ha mai detto di propria volontà una frase intera come 'Stramaccioni sarà ancora l'allenatore dell'Inter', o qualcosa di simile) non è ancora confermato, Moratti non è convinto. Ma non è convinto neanche delle potenziali alternative fin qui considerabili, come Zenga o Mazzarri, nomi del genere. Per questo, la posizione di Strama non è ancora definita: né spacciato né sicuro del posto, è lecito che speri di esserci arrivato a questo punto. Non è tempo di certezze però da parte del presidente, diamogli qualche settimana e arriveranno. Che sia Stramaccioni o meno lo chef dell'Inter che dovrà ritornare ristorante di lusso, per tornare a servire pietanze prelibate potrebbe servire anche una mano dal Sud Est asiatico. Le trattative tra Massimo Moratti e Erick Thohir per l'ingresso in società dell'investitore indonesiano sono concrete, si è già parlato anche di un'idea di nuovo stadio, il problema resta però quello delle quote. Moratti non vuole vendere il pacchetto maggioritario, Thohir invece preferirebbe prelevare naturalmente il 51% per essere gestore dell'Inter. Che la soluzione sia un acquisto di quote a salire nel corso degli anni?

Vedremo, intanto il presidente ha fissato nuovi contatti su questo fronte come su altri (kazaki, russi e non solo) che restano ancora credibili. Perché il tour del mondo continua, cercando nuovi soci per l'Inter dell'oggi e del domani, perché un ristorante di lusso ha bisogno di una proprietà importante e disposta a spendere. A tavola, si mangia, dicevamo. Meno brodini, si augurano i tifosi nerazzurri. E magari qualche Nasi Goreng in più...


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