.

Speranze e nuovi obiettivi

di Domenico Fabbricini

Si è chiuso un 2025 agrodolce per l'Inter, un 2025 che ha visto i nerazzurri ancora in prima linea su tutti i fronti, come ormai da diversi anni a questa parte. Un anno che ha visto l'Inter arrivare in fondo a tutte le competizioni (esclusa l'uscita anticipata dalla Coppa Italia in semifinale) ma mancare poi di un soffio i propri obiettivi. Lo scudetto perso nelle ultime giornate in favore del Napoli che ha ringraziato e portato a casa il regalo, la finale di Champions League di Monaco, persa in malo modo contro il Paris Saint-Germain. Non è da tutti essere sempre competitivi per il titolo nazionale, peraltro dopo aver vinto il ventesimo, e arrivare in fondo alla competizione europea più prestigiosa per la seconda volta in tre anni, ma resta l'amaro in bocca per aver gettato alle ortiche la possibilità di rivincere il tricolore fallendo la penultima giornata (2-2 con la Lazio e mancato sorpasso ai partenopei) e aver subito cinque reti dal PSG. Ma intanto l'Inter c'era, era a Monaco, si è giocata lo scudetto fino all'ultima giornata. Le altre no. Una squadra rimasta competitiva e ai vertici del calcio europeo ormai da almeno cinque anni a questa parte. E che chiude il 2025 da prima della classe.

Un lavoro iniziato da Simone Inzaghi e proseguito magistralmente da Cristian Chivu. L'allenatore rumeno, nonostante qualche scetticismo iniziale per la breve carriera da tecnico, si è inserito perfettamente nel solco tracciato dal piacentino, ha apportato alcuni correttivi personali, come lui stesso ha ammesso e come è normale che sia quando si insedia un nuovo allenatore con le sue idee e i suoi principi, e ha mantenuto l'Inter ai vertici. Qualche scivolone nei minuti finali nelle sfide più difficili da Champions ha fatto arrabbiare perché i nerazzurri potevamo facilmente (e meritatamente) essere più in alto in classifica generale, ma sono ancora qui, a giocarsi a pieno titolo le proprie carte per il passaggio agli ottavi, in lotta per lo scudetto e per la Coppa Italia.

Il segreto è la continuità. Continuità di idee, di modulo, di uomini perché la squadra è cambiata poco rispetto a quella allenata da Inzaghi, anzi forse anche migliorata tecnicamente con gli inserimenti di Bonny, la sorpresa Pio Esposito, Luis Henrique, Akanji. "Ringrazio sempre questi uomini perché si allenano sempre al massimo, danno sempre tutto e mi seguono, nonostante si giochi tantissimo - ha spesso ribadito Chivu in conferenza -. Dando continuità a quanto hanno costruito negli ultimi anni".

E il 2026 si apre con nuove sfide, nuovi sogni e nuove speranze. La speranza, ovviamente, di primeggiare ancora a tutti i livelli, riscattare lo scudetto perso per un soffio lo scorso anno e conquistare il 21esimo titolo, la speranza di arrivare per la terza volta in quattro anno, la seconda consecutiva, in finale di Champions (sarebbe un record per l'Inter), arrivare in fondo in Coppa Italia. Magari con l'aiuto di qualche nuovo innesto dal mercato di gennaio, confermando che anche sotto la guida di Chivu l'Inter c'è, è competitiva, e nonostante tutti i discorsi di sostenibilità e risparmio finanziario, non c'è stato alcun ridimensionamento.

E allora buon 2026: che sia un altro anno a forti tinte nerazzurre, con l'obiettivo di centrare nuovi traguardi e conquistare nuovi trofei.


Altre notizie