Tornare a vincere
L'Inter non vince consecutivamente da tre gare. Pareggio a Como in Coppa Italia, sanguinosa sconfitta nel derby e discusso pari sabato scorso a San Siro con l'Atalanta dopo una gara arbitrata e controllata in sala Var in modo grottesco. Nonostante la sostanziale frenata dopo quattordici vittorie su quindici gare in campionato, la Beneamata ha comunque sorriso grazie alla sconfitta del Milan in casa Lazio. Dal temuto più cinque, la Capolista si è trovata con otto punti di vantaggio nei confronti dei rossoneri, mentre il Napoli, vincendo ieri a Cagliari, si è portato momentaneamente a meno sei.
A nove giornate dal termine la squadra di Cristian Chivu, che non sarà in panchina domani a Firenze per squalifica, non ha ancora vinto nulla, ma rimane la più accreditata per conquistare il sospirato scudetto insieme alla grande possibilità di centrare la finale di Coppa Italia se sarà più brava del Como nella semifinale di ritorno in programma al Meazza il prossimo 21 aprile. Per continuare la marcia verso i traguardi prefissati, i nerazzurri devono però tornare a vincere. A partire da domani sera sul campo di una Fiorentina che si sta piano piano togliendo dalla sabbie mobili, i viola ora hanno quattro punti in più della terz'ultima che si chiama Cremonese e hanno confermato di aver ritrovato alcuni valori tecnici importanti qualificandosi per i quarti di finale di Conference League.
Il Franchi è un campo tradizionalmente ostico per l'Inter, ricordiamo la sonora sconfitta per 3-0 subita la scorsa stagione nel recupero della gara sospesa per il problema cardiaco occorso a Edoardo Bove a cui mandiamo un gigantesco abbraccio dopo il gol realizzato con la maglia del Watford. I nerazzurri sono chiamati ad una grande prova se vorranno tornare a Milano con tre punti che si rivelerebbero pesantissimi. Mancherà ancora Lautaro Martinez, il vero leader della squadra, permane il dubbio Bastoni, ma rientrerà dal primo minuto Hakan Calhanoglu. Probabilmente il trentunenne regista turco, sempre più alle prese con muscoli che iniziano a mostrare il logorio della vita moderna, ha iniziato una inevitabile parabola discendente, ma da qui sino a fine stagione, se la salute lo assisterà, potrebbe rappresentare il vero asso nella manica per Chivu. Senza nulla togliere a Zielinski, stagione finalmente strepitosa per il polacco in maglia nerazzurra, la regia del miglior Calhanoglu è sinonimo di grande Inter.
Complice anche una comprensibile stanchezza generale, da circa un mese le trame di gioco nerazzurre non sono più incisive come un tempo, la palla gira più lenta fra i reparti prima di arrivare alla punte che hanno meno spazio per preparare la conclusione vincente. A centrocampo Calhanoglu garantisce leadership, equilibrio, contrasto, gioco corto e gioco lungo e la capacità di trovare il gol con il tiro da fuori che spesso colpevolmente latita in una squadra che, pur avendo il miglior attacco del campionato, tende a specchiarsi troppo in prossimità dell'area di rigore avversaria.
In attesa del rientro a pieno regime di Lautaro, si spera nella resurrezione del Toro a Pasqua contro la Roma, urge che si torni a vedere il miglior Thuram. Il francese sta attraversando un periodo più nero che azzurro e contro l'Atalanta non sono mancati i fischi da parte di una fetta di pubblico che lo vede distratto, impreciso, poco coinvolto in questa volata finale che invece non ammette spettatori in campo. Ma Marcus Thuram rimane un campione che veste la maglia dell'Inter divenuta campione d'Italia due anni grazie anche ai suoi gol e alle sue strepitose giocate. E non bisogna dimenticare come nella scorsa stagione sia stato determinante per raggiungere la finale di Champions League.
E allora basta fischi, ma massimo sostegno a questo giocatore dai tifosi e dagli stessi compagni. L'Inter non è una macchina perfetta, ma quando il gruppo mostra la compattezza abituale, i risultati arrivano. Domani sera a Firenze altra battaglia (sportiva) per la lepre nerazzurra, come l'ha definita Marotta. I cacciatori inseguono e non si può sbagliare.