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De Leo su Mihajlovic: "Milan l'esperienza più amara. Forse dava fastidio"

di Christian Liotta

Oggi CT della Nazionale maltese, Emilio De Leo vanta un passato come collaboratore di Sinisa Mihajlovic, accompagnato specie negli anni al Bologna. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, De Leo racconta come è nato il feeling con l'indimenticabile ex tecnico rossoblu ed ex difensore dell'Inter: "Andavo a Roma una volta al mese. Mi commissionava dei lavori. Ricordo la prima riunione: io timido, col computer in mano. Sembravo un ragioniere. Lui in infradito e pantalone corto. Si sdraiò sul divano e mi intimò di stare sereno. Nel 2012, quando divenne c.t. della Serbia, mi chiamò con lui per la prima volta. E diventai il suo braccio destro”. 

I giocatori a cui è rimasto più legato? 
“Belotti e Ljaijc a Torino, De Silvestri e Orsolini a Bologna, poi Soriano, Okaka, quelli della Serbia. Su ognuno di loro potrei scrivere un libro legato a storie e risate”. 

E Samuel Eto’o? 
“Aveva una macchina diversa al giorno, disertava gli allenamenti. Presentò a Sinisa una donna dicendo fosse sua moglie. Qualche giorno dopo gliene presentò un’altra... sostenendo lo stesso”. 

L’esperienza più amara? 
“Il Milan. Alla prima riunione passò in rassegna la storia del Milan alla presenza di Galliani e Berlusconi, parlando dei giocatori degli anni 30 e 40. Lanciare Gigio Donnarumma fu un’idea sua. L’esonero fu immeritato, incomprensibile. Fa ancora male. Eravamo quinti e in finale di Coppa Italia. Gli fu tolta la possibilità di vincere un trofeo”. 

Il motivo? 
“Forse Sinisa dava fastidio. E mi fermo qui”. 

A quali squadre è stato vicino negli anni? 
“La Lazio più volte, il Napoli prima di Sarri, anche la Juventus”. 

Che lezione le ha lasciato? 
"Che ciò di cui hai bisogno è dentro di te. A mia figlia racconterò che Sinisa se n’è andato da vincitore, non da sconfitto”.


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