Seba Esposito: "Voglio l'Italia. O sarò preso in giro a vita dai miei fratelli"
Protagonista della nuova puntata del format della Serie A 'Champions of Made in Italy', Sebastiano Esposito, attaccante del Cagliari di scuola Inter, si descrive in primo luogo dal punto di vista tecnico: "Sono un giocatore atipico, mi piace cercare spazi per dare fastidio alle difese avversarie, mi piace svariare, fare la fase difensiva. Ma la cosa che mi piace di più è avere la palla tra i piedi, mi appassiona. Sono le cose che mi piacciono di più".Esposito spiega anche come è maturata in lui la scelta di legarsi al Cagliari: "Secondo me è una piazza piena di passione, che vive per il calcio. Poi a me piacciono le piazze calde, vedere lo stadio pieno. Poi è sul mare, quindi per un campano come me è una cosa magnifica".
Tre fratelli nel pallone
L'ex Inter racconta poi del suo rapporto col calcio: "Per me è tutto, sono nato col pallone tra i piedi. Io e i miei fratelli siamo cresciuti a pane e pallone". E a proposito dei suoi fratelli, Sebastiano spiega: "Pio per la struttura che ha è diventato un attaccante di peso, un nove. Salvatore nasce esterno, ma ha una tecnica sopraffina ed è stato giusto metterlo come regista. Siamo usciti da una situazione di vita un po' difficile, al pallone dobbiamo tutto. Era il nostro unico obiettivo e ci siamo riusciti". Ma cosa serve per arrivare in alto? "Il talento non basta, per essere professionista devi avere una testa, una determinazione che non tutti a volte riescono a mettere in pratica. Serve il senso di responsabilità per il tuo lavoro, poi ci vuole un pizzico di fortuna. Quando facevo le partitine, vedevo tanto talento; ci sono però tante componenti come la fortuna e la mentalità che ci devono essere per arrivare a diventare un calciatore di alti livelli".
Una sfida e un numero in comune
C'è poi il racconto della sfida incrociata tra tutti e tre i fratelli della scorsa stagione in Serie B: "Era una gara tra Sampdoria e Spezia, io contro loro due che giocavano coi bianconeri. Hanno perso perché io sono il più forte: scherzo... Però non ce lo saremmo mai immaginato. Abbiamo una base di talento ma siamo stati accompagnati alla grande dai nostri genitori che sono stati fondamentali per il nostro cammino". I tre sono accomunati dalla scelta del numero 94, "che ricorda il nostro quartiere, il più bello del mondo anche se pieno di difficoltà. Ho ritrovato il rapporto con la mia terra anche qui in Sardegna".
La Nazionale, un punto d'orgoglio
"Qual è il mio sogno? Arrivare a vestire la maglia della Nazionale, in due ci sono riusciti nella mia famiglia e quindi non posso chiudere senza riuscirci anche io. Gli altri due mi prenderebbero in giro per tutta la vita. Il calcio dà ma anche toglie: ho 23 anni ma ho girato dieci città, è difficile creare legami. Per fortuna ho dei fratelli e quello che mi è stato tolto come amicizie mi è stato ridato qui".