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Avv. Grassani: "Arbitri-Inter? Non ci sono prove certe di illecito o di reato"

di Stefano Bertocchi

"Non ci sono prove certe né di un illecito sportivo né di un reato". Lo dice senza troppi giri di parole l'avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo intervistato da Libero per fare chiarezza sull'inchiesta arbitrale che negli ultimi giorni ha visto spuntare anche il nome di Giorgio Schenone, refree manager dell'Inter: "Il fatto che un dirigente esprima una graduatoria di chi possa essere ritenuto all’altezza o meno di arbitrare l’Inter altro non è che la versione moderna della vecchia “ricusazione”, in auge negli anni Novanta e Duemila".

Ovvero?
"Quando un club incappava in direzioni arbitrali infelici e poco soddisfacenti scriveva, formalmente, al Can (la Commissione arbitri nazionale, ndr) e al presidente dell’Aia e in maniera ufficiale esprimeva il proprio dissenso. L’unica differenza è che all’epoca si usava il fax, oggi magari si fa con WhatsApp o con una telefonata (intercettata)".

Allora era legittimo farlo?
"Ma certo, ho curato personalmente diverse ricusazioni. Si tratta semplicemente di una “segnalazione” all’organo tecnico. Bisognerà poi vedere che tipo di recepimento è stato dato dal designatore rispetto a queste contestazioni, ma credo che sia davvero presto per gridare a una nuova Calciopoli. Nel 2006 esisteva una Cupola, c’erano organi arbitrali asserviti al potere calcistico, alle società e ai dirigenti apicali di quelle società. Oggi tutto questo non emerge. E non ci sono nemmeno denari o utilità, come ad esempio l’avanzamento di carriera in cambio di determinate condotte sul campo. Che un club si lamenti di una prestazione arbitrale a suo giudizio poco performante è una dialettica normale, direi fisiologica in un contesto democratico. Dunque, io ho massimo rispetto per la Procura di Milano e per il pm Maurizio Ascione così come per la Procura federale, ma c’è ancora tanto spazio per discettare su supposte responsabilità penali o conseguenze disciplinari per l’Inter".

Sembra che stiamo passando dal possibile reato di frode sportiva a reato d’opinione...
"La frode sportiva è un reato in cui deve emergere la volontà di alterare o tentare di alterare la regolarità della competizione: esprimere un giudizio di merito su un arbitro non credo rappresenti una violazione di legge. Se anche il designatore avesse recepito o condiviso le lamentele, a mio giudizio è difficile immaginare come questo abbia potuto alterare la regolarità del campionato".

E allora lei che idea si è fatto dell’inchiesta di Milano?
"Finora sembra emergere solo una guerra intestina al mondo arbitrale".


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