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Bologna-Inter 3-3, Triplice Fischio - Al Dall'Ara vince il divertimento. E a Diouf basta mezz'ora

di Fabio Costantino

Un bel sole, temperatura perfetta per giocare a pallone, ambiente sereno e voglioso di divertirsi senza l'assillo del risultato a tutti i costi. Bologna e Inter si affrontano al Dall'Ara per chiudere nel modo migliore il campionato e, di fatto, la stagione. E considerando i precedenti, che i nerazzurri non abbiano assoluto bisogno del bottino pieno per continuare a perseguire i propri obiettivi è già di per sé una grande notizia. Così com'è un'ottima notizia il fatto che, nonostante qualche assenza, sia Vincenzo Italiano sia Cristian Chivu propongano dall'inizio la miglior formazione possibile. Perché è vero che il contesto è da ultimo giorno di scuola, ma prenderla seriamente è la volontà condivisa dalle due squadre, anche per rispetto dei 30 mila spettatori accorsi. E così sarà.

Lo stesso rispetto che Federico Dimarco mostra calciando una punizione meravigliosa dal limite dell'area, legittimando il premio di MVP del campionato ricevuto prima del fischio d'inizio. Una rete che genera l'apertura delle danze, visto che 2 minuti dopo Federico Bernardeschi avvia con un colpo di tacco e chiude sfruttando un rimpallo fortuito l'azione che porta al pareggio. Se il piede sinistro è quello del talento, due dei principali esecutori in campo fanno perfettamente la loro parte. In linea di massima l'Inter patisce, anche per eccesso di narcisismo, il pressing quasi asfissiante dei padroni di casa, che rubano diversi palloni e creano due ghiotte opportunità con Remo Freuler (Pepo Martinez un po' indeciso) e Santiago Castro (super recupero di Carlos Augusto). Al 41' inizia il minuto nero di Lautaro Martinez: cartellino giallo per entrata in ritardo su Freuler e deviazione con il gomito sul tiro pretestuoso di Tommaso Pobega che spiazza l'omonimo Pepo.

Il 2-1 all'intervallo premia giustamente l'atteggiamento più aggressivo e volenteroso dei padroni di casa, ai quali anche la buona sorte non fa certo difetto, come accade a inizio ripresa quando è Piotr Zielinski a battere un goffo Martinez con il più classico degli autogol. Per la serie: se non crea il Bologna, è l'Inter a farsi del male da sola. Quando poco dopo Chivu richiama in panchina Dimarco, Barella e Lautaro è evidente come il risultato non sia più una sua priorità, non almeno quanto la standing ovation che vuole tributare a tre dei simboli di questa stagione vincente. La partita però non è finita, perché gli ospiti, al netto di un undici sperimentale, guidati da Andy Diouf prima accorciano con Pio Esposito e poi sfiorano il 3-3 con un sinistro carico di illusione del francese.

I ritmi si abbassano inevitabilmente, la lucidità scema e porta a qualche intervento falloso di troppo. I nerazzurri chiudono con Matteo Cocchi e Luka Topalovic in campo, a conferma del fatto che per Chivu è più importante regalare soddisfazioni ai ragazzi che cercare a tutti i costi di evitare una sconfitta comunque ininfluente. Ed è un bel messaggio anche per il futuro. Un messaggio che viene premiato nell'immediato dal protagonista assoluto dell'ultima mezz'ora: Diouf, lanciato alla perfezione proprio da Topalovic, scaraventa con il destro (!) il pallone del pareggio. Un 3-3 spettacolare che si sviluppa in vari fasi della partita e alla fine premia solo il giuoco del calcio, trattato con il massimo rispetto da Bologna e Inter.


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